Apah


APAH
coreografia: Benedetta Capanna
danzatori: Benedetta Capanna, Maria Elena Curzi, Giordano Novielli
consulenza musicale: Vittorio Giannelli
costumi: Paola Bonesso

Apah, in sanscrito sono le acque, sia terrene che celesti, il primo elemento cosmogonico con potere purificante, medicamentoso e vivificatore. Di genere e carattere femminile, sono chiamate Dee cioè Devih.
Le particolarità dell’ acqua, fa notare Raimon Pannikar nel suo commento ai Veda, è il possedere un carattere intermedio, tanto da non essere nè di aria nè di terra.
Sta sulla terra ma viene dal cielo; porta la vita ma può essere portatrice di distruzione. Scorre in superficie ma anche in profondità e può evaporare. Prende quindi le forme più diverse, possiede una libertà senza limiti. Assoma in sintesi il movimento dell’aria e la gravità della terra: piena vitalità. Lo stesso lo troviamo nel corpo umano con i suoi fluidi e le sue pulsazioni.
La simbologia di questo elemento in quasi tutte le tradizioni è quello del ritorno alle origini e della purificazione.

“Qualunque peccato si trovi in me
qualunque male possa io aver compiuto,
se ho mentito o giurato il falso,
o Acque, allontanatelo da me.

Ora io sono venuto a cercare le Acque.
Ora noi ci fondiamo,mescolandoci con la linfa.
Vieni a me, Agni, ricco di latte!
Vieni e arricchiscimi col tuo splendore!” RV X,9

In questi versi è il senso profondo di questo trio, scandito dalla musica del Sal puri, una danza sciamanica tradizionale coreana che significa “sciacquare via gli spiriti maligni”. Un trio che riecheggia immagini ancestrali e segni appartenuti a un lontano vissuto collettivo, per ricreare in un rituale danzato contemporaneo una sorta di trance attraverso il quale poter elaborare e esorcizzare la pesantezza della nostra storicità e della più semplice fragilità umana che ognuno porta con sè.