WOOD MU’


WOOD MU’
per la tua eterna primavera danzo

Dedicato a mio papà Gian Franco

produzione: PinDoc-Excursus
con il contributo di: Mibact e Regione Siciliana
coreografia e danza: Benedetta Capanna
musiche: Tanya Tagaq e musica tradizionale coreana

Wood – Mù – Legno è il primo quadro del progetto Di Legno e fuoco anima nuova e sempre antica danza. Questi elementi associati rispettivamente alla primavera e all’estate sono simbolo della rinascita che sfocia poi nell’esplosione della vitalità. Rinasciamo e moriamo a noi stessi tante volte nella vita e guardando indietro sembra di aver vissuto più vite in una sola esistenza. Ma i colori frammentati, le immagini che ci attraversano in modo confuso, con il corpo danzante possono diventare colori chiari e immagini che attraversano e che ci fanno sentire parte di un tutto. Nella danza amo ricercare una ritualità, creare una relazione tra il mondo sottile e grossolano. Nella danza ricerco chiarezza, limpida visione e attraversamento: ogni danza ci dà qualcosa e ci traghetta verso una nuova pagina di noi, è abbandono ed evoluzione. Il legno mù, che ha bisogno dell’umidità dell’acqua per vivere, è la primavera col suo tempo ventoso, è il bambù forte e flessibile. È il colore verde e l’Oriente. È connesso al fegato, alle articolazioni, allo spazio e rappresenta il movimento in tutte le direzioni. È Hun, lo spirito responsabile di ogni viaggio dell’anima.

Questo primo quadro, presentato al Festival InDivenire, ha avuto la menzione per “Per l’impeto e per l’intensità drammatica e la capacità di suggerire attraverso una piena e matura padronanza del linguaggio corporeo immagini e suggestioni rivelatrici di rara sensibilità, in un progetto coreografico sostenuto da un analitico lavoro drammaturgico.”

Nella rivista online “Persiinsala” Wood-Mù è stato così recensito da Gianluca Valle:
“Wood mù, ideato e interpretato da Benedetta Capanna, introduce lo spettatore in un orizzonte artistico dove le pretese didascaliche e gli intenti descrittivi lasciano il posto alla ricerca del rigore formale e dell’astrazione. Un’intera visione del mondo, che sembra alludere al buddismo Zen o a forme consimili di spiritualità orientale, prende vita sulla scena: l’universo non è una concatenazione meccanica di cause e di effetti, ma – per usare le parole del celebre coreografo Merce Cunningham – «una galassia di eventi in cui tutto interagisce».
La danza, dunque, non ha il compito di riprodurre mimeticamente il vero, ma di rivelarlo: non si tratta di narrare una sequenza di eventi, né di comunicare un messaggio determinato, ma di creare delle incursioni coreografiche, non afferrabili nei termini della logica tradizionale. Sul palco, Benedetta si fa legno (mù), il primo dei Wu Xing (cinque elementi) cinesi: è associato alla primavera, alla rinascita, al verde. Come un bambù, forte e flessibile, che ha bisogno dell’umidità dell’acqua per nutrirsi, partecipa alla vitalità del tutto. Le figure, ora ondulate ora immobili, accennate da Benedetta sulla scena partecipano a questo soffio cosmico e ci ricordano che danzare è, in fondo, «un immediato e gradevole atto di vita» (Cunningham)”