Saknes


SAKNES, radici
A Mirdza Kalnins, mia nonna

Produzione 2016 Ass. Cult. Excursus Onlus Progetto in residenza Tersicorea Off/Cagliari – “MONOGRAFIE D’AUTORE” 2016

Con il Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Lettonia presso la Repubblica Italiana

Musica: Vittorino Naso,  A.Plisevska (Il tango è stato gentilmente suonato e registrato da Irma Toudjian)
Regia Video: Mauro Raponi
Disegno Luci: Danila Blasi
Costumi: Paola Bonesso
Ricerche video: Beatrice Proietti
Ricerche materiale fotografico e biografico: Astra
Šmite

“Ciò significa che il contemporaneo non è soltanto colui che, percependo il buio del presente, ne afferra l’inesitabile luce; è anche colui che, dividendo e interpolando il tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazioni con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia, di “citarla” secondo una necessità che non proviene in alcun modo dal suo arbitrio, ma da un’esigenza a cui egli non può non rispondere. E’ come se quell’invisibile luce che è il buio del presente proietasse la sua ombra sul passato e questo, toccato da questo fascio d’ombra, acquisisse la capacità di rispondere alle tenebre dell’ora.” Giorgio Agamben

Tra ombra e luci ci si incontra nel proprio passato e nella propra contemporaneità. E’ come viaggiare in mondi paralleli, viverli, danzare tra di essi. Le immagini emergono dal nulla. Come frammenti di un puzzle vorrei trovare la loro disposizione, ma sono loro a collocarmi in uno spazio e in un tempo… della mia memoria… nella sua memoria.
Non creo nulla, ma faccio fluire attraverso di me queste danze come in una celebrazione, le intuizioni, le fragilità dei vissuti vicini seppur divisi da anni, si intrecciano.

Viviamo delle nelle nostre contraddizioni.
Viviamo in ciò che lasciamo agli altri.
Nella Danza troviamo le parole non dette, le immagini sfocate, le voci senza volto.
Ricongiungiamo fili, ricoprendo gli spazi del vuoto della vita.
La purezza dei cristalli, ecco la danza.
La forza della radice, la danza è saknes.
Dare senso alle fughe, per creare una fine.
Assorbire il senso del ritorno, per sigillare un addio.
Ovunque… comunque…
solo una danza… una danza…
un sacrificio erotico del cuore
buttato violato amato.