Danze Rotte


Coreografia e Danza: Benedetta Capanna
Video: Mauro Raponi
Musica: autori vari
Consulenza musicale: Vittorio Giannelli

Danze Rotte (Nella Bolla di Pasolini) è una produzione Excursus Onlus 2014

“E guardo, ascolto. Roma/ intorno é muta: è il silenzio, insieme,/della città e del cielo.” (Le ceneri di Gramsci,PPP)

Roma, tra l’esclusività e l’esclusione, città che prima ti acclama e poi ti abbandona, è il luogo ideale per dare senso alla propria ardente solitudine e forse finalmente farla morire.

Questa coreografia è una passeggiata nella contradditoria quotidianità romana, e l’altalenarsi della voglia di fuggire e di immergersi in essa. Una passeggiata scandita dalle suggestioni, descrizioni e risonanze\assonanze di uno dei più grandi poeti e intellettuali dell’Italia contemporanea, Pasolini. Sarebbe presuntuoso fare un lavoro incentrato esclusivamente su PPP per la complessità del suo personaggio e la vastità e l’eclettismo del suo lavoro . Preferisco presentare una danza che è dialogo con lo scandire del tempo romano e coi testi e le citazioni cinematografiche – si, perchè Roma sappiamo bene ha un suo scorrere del tempo e una sua luce – e in fin dei conti questa danza è dialogo con la stessa città che a volte sembra sorda o muta a chi ci vive.

Danze rotte, sono le giornate che trascorro nella piccola grande città di Roma, dove tutto sembra spezzettarsi, perdere senso e sviluppo, dove anche i sogni sono ad intermittenza, dove le relazioni spesso non hanno capo ne coda, dove le parole e le loro cadenze si spezzano in continuazione perdendo il loro suono, il loro stesso stupore divertito nel rivelarsi, il loro rincorrersi a volte goliardiache a volte poetiche. Ho la sensazione di camminare senza arrivare mai.

Poi però guardo il suo cielo e allora ho l’impressione che una grande finestra si apra a questo azzurro nel mio intimo, si spalanca improvvisamente nel vento e mi chiedo se a Roma diventiamo ombre di questo passato, ombre schiacciate a terra dal passato, ma pur sempre come ombre figlie della luce.

Voglio fare pace con la città in cui sono nata, dalla quale scappo e in cui ritorno. Città che non capisco, città un pò madre e un pò matrigna, città dell’esclusività e dell’esclusione, a volte accogliente a volte irriconoscente. Roma, città ideale per dare senso alla proria ardente solitudine, magari farla morire… Una città che prima ti applaude e ti osanna, per poi abbandonarti e scordarsi il tuo nome. Roma che perde la sua identità e non riesce a ritrovarla nella solitudine dei corpi di chi ci vive. Vorrei solo far sedere questa mia solitudine, farla riposare per qualche istante, far cadere la fatalità e credere al potere che c’è tra le mie mani…. vorrei far sedere questa solitudine, farla riposare solo per qualche istante e credere anche che si possa amare… amare corpi senza anima… amore di corpi nella solitudine

francesco