Studiando con Diane Long

Posted By on ott 3, 2014 | 2 comments


INTELLIGENZA E POESIA DEL CORPO, DIANE LONG

Ogni volta che penso alla prima lezione fatta con Diane, mi viene da sorridere… Ero partita da casa con la mia valigetta di “brava yogina”, pronta ad affrontare una lezione di yoga, con una nuova famosa insegnante… nella valigetta invisibile c’erano tutte le piccole nozioni che avevo annotato nel corso degli anni su come avessi dovuto fare la postura, mantenuto il respiro, se il peso doveva essere distribuito tra talloni e metatarsi o se le dita dovessero essere mantenute sollevate da terra o distese… cosa significasse la parola Yoga e le sue accezioni…. Ero così attaccata a queste piccole, misere false conoscenze, che allora pensavo mi rendessero una grande praticante, che ora a pensare a tutto ciò, il mio sorriso  si trasforma in una risata …

“Non è importante capire… Sentire è importante… Ogni volta che crediamo di aver capito, crediamo di sapere, di avere conoscenza e allora là ci blocchiamo perché ci attacchiamo a ciò che pensiamo di aver scoperto …”

Questa è una delle prime cose che ho imparato da Diane, e credo sia la cosa più importante. Se avessi questo atteggiamento in ogni aspetto della vita, sicuramente mi porrei in modo più umile e recettivo, offrendomi una miriade di altre possibilità e scivolando naturalmente nella situazione di non reagire alle cose. Sono nel presente, ne prendo atto, ed è da là che parto. La pratica yoga, come la vivo io, non è nient’altro che una rappresentazione della vita stessa: libero, medito, vivo una certa situazione… e l’abbandono. Lo Yoga ci offre l’opportunità di continuare ad evolverci e raffinarci… allora perché fissarci su piccoli dettagli fisici e perdere invece la connessione interna del corpo, la sua globalità, il suo respiro, la sua integrità… la sua Intelligenza? Non significa Unione la stessa parola sanscrita Yoga?

“Intelligenza del Corpo”…

questa è la seconda cosa che ho imparato da Diane. Dopo la prima lezione fatta con lei, ero sconvolta, come se avessi parlato con un analista… il mondo era tutto upside down… tutto ciò che pensavo di sapere mi sembrava così vuoto e superficiale e inoltre dovevo recarmi ad insegnare… Non sapevo cosa avrei potuto dire ai miei allievi… chi ero io per poter dare qualcosa a quel punto? Allora mi sono detta: trasmetto la mia esperienza, anche la mia confusione in questa mia nuova visione…
Nella prima lezione fatta con Diane avevamo fatto tadasana, uttanasana e trikonasana… se riguardo il mio quaderno degli appunti, riporto solo questo e una piccola annotazione: “ giù attraverso il coccige, su fino alla sommità del capo”… a dire il vero non sapevo cosa annotare, se non la mia confusione e il fatto di aver sentito la mia spina dorsale viva e capace di espandersi in due direzioni per la prima volta… ecco l’intelligenza del corpo… Sono partita da là, per ricominciare nuovamente la mia pratica yoga e il mio insegnamento… e in quella confusione mi è nata un’eccitazione… sapevo che un nuovo viaggio era cominciato e che stavo andando là, dove il mio intuito a volte mi aveva spinto, ma dove non ero in grado di arrivare senza una guida.
Nella seconda lezione con Dinae, dove mi ero recata con una mia amica, un’altra insegnante di yoga, facemmo anche delle torsioni. Una cosa che mi colpì molto fu l’espressione nel viso di questa … C’era un’armonia e una bellezza lucente che non le avevo mai visto… Aiuta molto vedere Diane quando insegna, perchè conduce le persone passo dopo passo nell’esecuzione degli asana e puoi vedere sotto le sue mani le trasformazioni sottili ma così evidenti dei corpi e dei visi delle persone… ti fa arrivare all’essenza dello stesso asana anche da spettatrice.

“Non fare… Senti”

questa è un’altra cosa fondamentale che sto imparando, che mi ripeto quotidianamente e che ripeto ogni volta che insegno… Quando sentiamo, infatti, quando ci diamo il tempo di sentire, l’intelligenza del nostro corpo reagisce e ci conduce là esattamente al punto in cui possiamo arrivare. Tradizionalmente si dice che la pratica dello yoga non è competitiva… ma lo sarà sempre finchè pretenderemo di fare, di raggiungere, di essere in un certo modo o in una certa forma… non è così anche nella vita? Invece di portare lo Yoga nella vita, stiamo portando il quotidiano nello Yoga con tutta la voracità e l’arrivismo che lo caratterizza. A volte mi capita di dare lezione in alcuni centri dove la gente viene con l’idea che te, come insegnante, devi intrattenerla… farle fare chissà cosa… posizioni difficili, saluti al sole acrobatici, pranayama complessi… poi vedi i corpi di queste persone e noti come pur nella loro tonicità esteriore sono come vuoti all’interno, assenti, non abitati, privati di armonia e consapevolezza… non c’è presenza nel corpo. Non c’è nulla all’esterno da ottenere… l’unica cosa da fare è rivolgersi verso noi stessi e cominciare a conoscerci… abbiamo tante potenzialità e c’è tanta poesia e creatività dentro di noi. La cura che dobbiamo adottare nella pratica è minuziosa e delicata, come quella di un orafo con un gioiello pregiato, o un giardiniere con un raro bonsai…

Lo Yoga è per tutti, ma allo stesso tempo credo che non tutto lo Yoga è da tutti.

L’approccio di Diane, e di Vanda Scaravelli, é così sofisticato che richiede una totale partecipazione… Non è una sequenza che ripeti meccanicamente, ma richiede tutta l’attenzione e la partecipazione del corpo, della mente e dell’intelletto (parlerò poi dell’attenzione). Un altro ricordo che ho di una delle prime lezioni di Diane è che tornata a casa, crollai nel letto in un sonno profondo, e al mio risveglio, mi sentivo con il corpo indolenzito e sollecitato, come se avessi ricevuto un massaggio profondo dopo una grande corsa… E dire che essendo anche danzatrice sono sempre stata abituata a lavorare in maniera estrema e dura, e anche per tante ore durante l’arco della giornata … quindi rimasi molto impressionata nel vedere come pur attraverso un approccio sottile e apparentemente leggero e senza sforzo del corpo, potevo ottenere così grandi capovolgimenti.

Attenzione…

Questa è un’altra cosa di grande aiuto per andare avanti nella pratica. Attenzione è diversa da concentrazione. Quando ci concentriamo vediamo solo quel punto e ci dimentichiamo del resto… quando c’è attenzione, possiamo mantenere la concentrazione su quel punto ma siamo consapevoli di tutto il resto e ne gioiamo… Come durante una passeggiata… so che voglio andare al parco… cammino e vado verso il parco, ma mentre cammino sono consapevole delle persone che incontro, del marciapiede dove cammino, se ci sono buche o altri passanti… magari saluto qualcuno… ma so che vado verso il parco… magari guardo una vetrina… ma so che il parco sta là e mi sto avvicinando al parco… mi fermo al semaforo, ma sto andando in direzione del parco… Così quando pratichiamo… il fine non è fare l’asana ma viverla  consapevoli, una piccola illuminazione: la verità in tutta la sua ingenua e fresca rappresentazione.

Sthira Sukham asanam (sadhana pada v.46), L’asana è stabile e leggera.

Studiando con Diane ho finalmente cominciato a fare mio questo aforisma di Patanjali. In uno dei primissimi commentari indiani ai Sutra, del saggio Vyasa, si trova scritto che lo sforzo in un asana, diretto verso il compimento di una certa postura, aiuta a tenere il corpo in una particolare postura, ma non è la causa della postura. Se fosse la causa, l’insegnamento sarebbe inutile perché in quel caso la postura sarebbe raggiunta per operazione meccanica. Quindi lo sforzo naturale non effettua la postura, anzi è il suo antagonista. Lo sforzo naturale è antecedente alla postura, ma se ne va quando raggiunge la postura. Chi pratica la postura dovrebbe impiegare uno sforzo che consiste nella soppressione dello sforzo naturale del corpo.
Lo sforzo di non sforzarsi, il non trattenere e trattenersi negli asana, è la cosa che ho scoperto proprio grazie a Diane. Non è questione di fare l’asana, ma di ritrovarla in me. Gli asana sono quasi degli archetipi, dei simboli, delle configurazioni attraverso le quali ci riconosciamo e ci trasformiamo. Penso a come lo yoga si è sviluppato nel corso dei millenni… attraverso pratica ed esperienza… Bloccare il tutto in una serie di formulette e segreti tecnici, per fare un asana, senza utilizzare l’intelligenza del proprio corpo e la propria consapevolezza, è levare l’aspetto più bello e poetico della pratica cioè il ricrearsi ogni volta… lo scoprirsi… E’ essenziale sentire come stiamo in quel momento… Sapere il proprio punto di partenza… il corpo cambia in continuazione, come un fiore che a seconda l’ora del giorno apre e chiude i suoi petali e si rivolge verso il sole… adesso pratico in un certo modo… tra un’ora approccerò la pratica in modo diverso perché sono già cambiata… e avviene ciò che chiamo in modo scherzoso “effetto viakal”, cioè quella sensazione piacevolissima nella quale senti che qualcosa dentro si sgretola… tensioni fisiche e mentali, il calcare dell’abitudine e dell’agire meccanico, che vengono sciolti e rilasciati… Ma non dobbiamo attaccarci a ciò che pensiamo di aver capito … ora è già un altro momento… una nuova opportunità che la vita ci dà…

A quel punto non faremo più delle tecniche yogiche, ma riscopriremo lo yoga in noi e sarà nostro per sempre, e sempre a nostra disposizione… Lo Yoga sarà così mezzo e fine… Unione… coerenza con ciò che siamo e con ciò che viviamo

E il respiro? Di nuovo mi viene da ridere… Dopo tanti anni di attività fisica profonda (attraverso la danza e lo yoga) per la prima volta mi sono accorta di avere dei polmoni e di come è essenziale sentire che inspiri nei polmoni, ricevendo aria ed energia, e rilasci l’aria dai polmoni… di come tutto il nostro essere è influenzato dall’atto del respirare… il respiro è l’essenza dello yoga… la consapevolezza su di esso e su come agisce a livello fisico e mentale è ciò che rende lo yoga così altamente terapeutico e purificante.
Studiare con Diane mi ha rivelato, attraverso la mia stessa esperienza, la verità di alcune frasi di Swami Yogaswarupananda (un grande maestro monaco indiano) che mi sono segnata in uno dei tanti suoi seminari che ho seguito nel corso degli anni:

Lo Yoga non è nuovo a noi, ci appartiene.
Lo Yoga non appartiene né all’Est né all’Ovest.
Nello Yoga devi sentire e poi capire, devi sentire il Reale.
Lo Yoga è l’armonia in ogni livello dell’esistenza.
Quando c’è consapevolezza ogni posizione è un asana, ogni respiro è un pranayama, ogni pensiero è una meditazione.

2 Comments

  1. Molto ispirato questo pezzo su Diane. Grazie ancora per avermela fatta conoscere.

  2. Le cose belle vanno condivise! Grazie per aver lasciato questo commento!

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