STABILITA’ E LEGGEREZZA
“Quando poniamo veramente l’attenzione al respiro, ci rendiamo conto che l’intero corpo respira.”
Frank Jude Boccio

sulle rive del Gange
“As the sun opens the flowers delicately, unfolding them little by little, so the yoga exercises and breathing open the body during a slow and careful training. When the body is open, the heart is open. There is transformation in the body’s cells. They work in a different way and a new growth is possible.” Vanda Scaravelli
Analizzando la mia vita, guardando ciò che mi succede attorno, parlando con la gente, sento che la nostra società ha un tremendo bisogno di stabilità, di radicamento, di equilibrio. Forse abbiamo tanto, ma il nostro sguardo è sempre perso e lontano, confuso da mille sollecitazioni e immagini… siamo frastornati da suoni che vogliono coprire il vuoto che sentiamo dentro… siamo così presi dall’apparire che abbiamo perso la consapevolezza del nostro corpo e del nostro sentire… ci nascondiamo a noi stessi, perdendoci nel continuo cambio di ruolo e di immagine che il mondo ci richiede… anche la ricerca spirituale diviene spesso una maschera, una ricerca vaga verso “psichedelici” stati alterati e di “sensazioni forti”…
Spesso poi confondiamo la forza con l’aggressività e per affermare una qualche verità, un credo o un proprio bisogno ci ritroviamo a irrigidirci, a corazzarci, a urlare, aggiungendo tensione a una sensazione precedente di precarietà.
Lo yoga può essere un grande aiuto per ritrovarci, per sentirci più equilibrati, stabili. La stessa parola yoga significa, infatti, unione, quindi integrazione tra il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito… e, fondamentale, unione di noi stessi nel momento presente, nel qui e nell’ora….
Jaime Stover Schmitt nel suo bellissimo libro “Every woman’s yoga” scrive che lo yoga è una forma di autoanalisi, di auto conoscenza attraverso esperienza diretta, basata sulla realtà che il corpo è espressivo. Muovendo il corpo in modi specifici, mettendolo in certe posizioni, influenziamo le nostre emozioni e la nostra mente. Gli asana diventano così mappe, archetipi di esperienze, metafore d’importanti temi della vita e attraverso la loro esecuzione abbiamo la possibilità di conoscerci, migliorare, cambiare, non solo fisicamente, ma anche mentalmente ed emozionalmente. E cosa che trovo molto importante che non è mai troppo tardi per andare verso questo processo di profonda trasformazione. La pratica delle posture ci dà l’opportunità di fare esperienza diretta dei veri principi della vita.
Nulla è scontato nella pratica yoga. Ogni piccolo movimento, ogni emozione, ogni onda pensiero, ci parla di noi, ci rivela noi.
Tutto ciò, tenendo sempre a mente che lo yoga è una disciplina non competitiva e che durante la pratica degli asana non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno, neanche a noi stessi… pratichiamo con onestà e sincerità di cuore, con amore e con tanta gioia… i risultati prima o poi verranno!
E nella pratica non dobbiamo usare la forza, ma andare verso la forza che la pratica stessa ci dona.
“La vita è movimento, il respiro è movimento, e una delle prime cose che possiamo cominciare a vedere da soli è che c’è movimento nella stasi. E quando la consapevolezza diventa ancora più profonda cominceremo a vedere come c’è stasi e quiete nel movimento.”
Frank Jude Boccio

campane di un tempio
Posizioni in piedi: gli asana dalla posizione eretta sono molto utili per chi conduce una vita sedentaria. Essi, infatti, rinforzano la muscolatura delle gambe, aumentandone l’agilità, la forza e l’allineamento. Queste posizioni tonificano in generale il corpo intero. Stabilizzano e radicano, e per elevarsi è importante prima di tutto radicarsi e trovare la propria forza dalla terra. Migliorano la postura, l’equilibrio e il coordinamento muscolare.
Posizioni di equilibrio: oltre a indurre l’equilibrio fisico, questo tipo di asana aiutano a sviluppare concentrazione, una mente più equilibrata e una visione della vita più matura.
Qui più che in altre posture mi piace enfatizzare la differenza tra mantenere e tenere. Un asana se mantenuto, parte dall’interno, da una sottile connessione interna fondata sulla consapevolezza; se tenuta un’asana potrà essere anche esteticamente bella ma sarà priva della sinuosità del respiro e della leggerezza.
Inarcamenti indietro: le posizioni d’estensione indietro aiutano ad aprirsi verso l’esterno e con più facilità al mondo. Sono stimolanti e danno un senso di libertà. Possono però essere difficili perché ci portano alla vulnerabilità che si può provare nell’esporsi. Capita spesso che la difficoltà dell’inarcarsi all’indietro è data dalla paura nell’affrontare la vita, da ferite e sofferenze passate. Paure, blocchi ed esperienze negative creano rigidità fisica e bloccano la spontaneità.
Gli inarcamenti aprono la porta del chakra del cuore e del corpo emozionale. E’ importante non comprimere la spina dorsale, anzi devono nascere da un’espandersi e liberarsi della colonna vertebrale.
Piegamenti in avanti: la flessione in avanti è un processo d’introversione e di raccoglimento che equilibria l’apertura dei piegamenti indietro.
Mi piace sempre fare un accostamento. L’esecuzione degli inarcamenti indietro è come rivedere un vecchio album fotografico dove comunque mettiamo sempre le fotografie migliori; ci può essere malinconia, tensione ma dopo un po’il sorriso nasce spontaneamente. Nei piegamenti in avanti, invece, è come rileggere dopo tanti anni i propri diari segreti. Esce fuori tutto, soprattutto ciò che non volevamo vedere di noi stessi. E’ un po’ come ritrovarsi con le spalle al muro. Stiamo lì con le nostre rigidità, con il nostro orgoglio, la nostra paura, ma anche con la dolcezza delle nostre fragilità. Sono posizioni calmanti, ma i movimenti interni e sottili sono chiari e forti, decisi. E qua vorrei anche aggiungere che la calma non deve mai essere intesa come letargia o collasso. Anzi il rilassamento è estensione. E anche se questa estensione-rilassamento rimane equa in tutta la parte posteriore del corpo, la parte anteriore deve continuare ad avere spazio per ricevere e respirare.
Torsioni: questi asana sono indispensabili per mantenere un’ottima salute della colonna vertebrale. Infatti la rendono più flessibile, stimolano i nervi spinali, e strizzano gli organi interni, stimolando l’espulsione delle tossine. A livello emozionale questi asana stimolano l’intuizione nello sciogliere gli i nodi che la vita ci presenta. Sono per questo motivo chiamati moksha asana, cioè posture della liberazione.
Spesso pensiamo che per risolvere i problemi, dobbiamo affrontarli in modo più aggressivo e duro di quanto gli stessi si presentano a noi. Invece, quando ci troviamo di fronte a queste situazioni che sembrano insormontabili, sarebbe più opportuno fare qualche passo indietro per osservarle, valutarle più chiaramente. Le torsioni possono insegnarci ad agire e non a reagire di fronte agli avvenimenti. E’ di vitale importanza permettere a noi stessi di stare con la confusione e la difficoltà che si provano, fino a che qualche chiarimento della situazione apparirà nel nostro cuore. Nelle torsioni dobbiamo imparare a rilassarci. Il loro movimento dovrebbe nascere dal respiro, dal sentire il respiro, altrimenti come spesso succede, se le si affronta con aggressività di mente e di azione, la torsione diventerà violenta quasi offensiva per il corpo. Sono tradizionalmente posizioni di purificazione fisica e mentale. E’ essenziale darsi il tempo necessario per evolversi nel proprio asana, partendo da una sottile ricettività.
Posizioni distesi a terra: ci sono alcuni asana in cui ci si distende a terra sulla schiena o sull’addome, a volte nel fianco. Queste posizioni sono utilizzate per lo yoga nidra, per brevi rilassamenti tra un asana ed un altro; in alcuni casi anche per la meditazione (ma raramente dal momento che è facile addormentarsi distesi a terra).
Devono essere curate come le posture dinamiche e complesse; nello yoga rilassamento non è oblio, collasso di consapevolezza, ma un attento rilascio delle tensioni fisiche, emozionali e mentali.
Le capovolte: gli asana capovolti invertono l’azione della gravità sul corpo e quindi l’orientamento si sposterà dai piedi verso la testa. Questi asana aumentano la qualità della meditazione e della concentrazione e tradizionalmente venivano usati per trasformare l’energia sessuale in energia spirituale. A livello mentale-emozionale le capovolte invertono ogni cosa e gettano nuova luce sulla nostra visione del mondo e sui nostri vecchi modelli di comportamento. Aumentano la forza mentale permettendo poi di sostenere con più calma e sicurezza le incognite della vita.
Dopo la loro esecuzione, è importante riposare in savasana, per permettere al respiro e al battito cardiaco di normalizzarsi. Sono sconsigliate a coloro che soffrono di pressione alta e d’ipertensione, a coloro che hanno subito distacco della retina o soffrono di glaucoma agli occhi, e alle persone che soffrono di gravi patologie della colonna vertebrale, soprattutto d’ernia. Le donne non dovrebbero eseguire le posture capovolte durante il ciclo mestruale e la gravidanza.
Posizioni da seduti e meditative: lo scopo principale di questi asana è di permettere al praticante di sedere per prolungati periodi senza muovere il corpo e senza scomodità. La posizione deve essere comoda, e deve permettere alla spina dorsale di essere lunga e libera senza tensioni, così che i polmoni possono accogliere il respiro senza rigidità. Queste posture sono utilizzate per la pratica del pranayama, di tecniche di concentrazione e di meditazione

- kirtan presso la Divine Life Society

