Rassegna Stampa


SAKNES: IL CONTEMPORANEO, LA MEMORIA, LA RICERCA.
Scrive Ugo Volli, “la danza è l’arte che presenta il corpo” e “presentando un corpo, la danza in realtà articola sempre dei frammenti di vita, lavora sull’esistenza concreta dei suoi danzatori per influenzare quella dei suoi spettatori”. Un concetto totale, che aderisce ancor più alla sua verità quando ci si confronta con la danza che si fa testimonianza esplicita di un vissuto e di una memoria. Saknes, spettacolo ideato, coreografato e danzato da Benedetta Capanna riporta proprio questo tipo di esperienza.
“Provocante e ispirata”, dalle “gloriose abilità espressive”. Apprezzata dalla critica non solo italiana, la coreografa e danzatrice ha chiuso con il suo ultimo spettacolo la rassegna “Aprile in danza” promossa dalla Fondazione Roma Tre Teatro Palladium, organizzata in collaborazione con il Goethe Institut e con il patrocinio dell’Ambasciata della Lettonia. In scena, infatti, una coreografia che è ben più arduo lavoro di ricerca, un omaggio alla nonna Mirdza Kalnins, danzatrice lettone, prima ballerina del teatro dell’Opera di Roma. Un confronto con il passato, le radici alle quali la danza di Benedetta attinge, alle quali si ispira traendone fuori poi la sua personalità, la sua danza, la sua crescita. Una vocazione, la sua, che nasce da un terapeutico bisogno di ritrovarsi, di interrogarsi, rispondere ai propri perché e ritrovare così anche l’origine del movimento che lei sperimenta.
Un palco quasi spoglio e già espressivo, sul quale aleggiano appese a mezz’aria foto d’epoca in bianco e nero. Un leggio con un ritratto poggiato ai suoi piedi, un cumulo di vestiti di scena accatastati assieme a usate punte di danza classica. Il buio e poi lei, Benedetta, in un corpetto rosa antico che si prolunga in un’ariosa gonna, un abito retrò, dal sapore di primi del ‘900. Un abito che è già memoria. Nel silenzio più totale solo il suo respiro, la danza inizia e assistiamo a un momento teso, dove la precisione dell’esecuzione si cristallizza in ogni singola posa, l’immobilità del gesto genera scatti, fermi immagini, l’occhio si focalizza sul corpo intero e in palpitante e assieme leggera attesa si aspetta il prossimo gesto. La danza di Benedetta è questo, un fremito sotterraneo, viscerale, atavico e anche inquieto, smanioso di realizzarsi, trasmettendo nel contempo quiete, una tensione all’equilibrio, al centro, al sentire pienamente ogni centimetro del corpo, entrarci in contatto, esserne consapevoli. Alla danza muta e piena si inserisce una musica minimale concreta, una trance frusciante, dove il corpo si adatta e mostra i suoi spasmi, le sue dilatazioni e le sue contrazioni, sguardo incisivo, menade del nuovo millennio, occhi concentrati e poi apertura in un sorriso, movimenti forsennati che si rincorrono, strusciare la schiena al pavimento e creare grandi arcate con la sinuosa e ferma potenza delle gambe. Ondeggia e poi nettamente espone le sue linee. Uno spettacolo che si sviluppa con palesi richiami a quelle che sono le pratiche yoga, disciplina di cui Benedetta è anche maestra. Queste due potenti materie, danza e yoga, entrando in contatto si passano dei principi e si influenzano, pur mantenendosi ognuna nel proprio ambito.
Lo danza, dunque, si apre e ci si concede, con la sua ballerina spavalda, dai nervi in tensione che trasmettono un’urgenza di comunicare. Lo spettacolo diventa momento intimo, come solo può essere lo sfogliare l’album delle foto di famiglia, e Benedetta permette a noi silenziosi spettatori di assistere al suo confronto col passato, e nel farlo si lascia scoprire il cuore, la passione, i ricordi e la personalità di adesso. Riscoprire chi siamo, da dove veniamo, la necessità di sentire un appartenenza, ricordandosi che appartenere non è sinonimo di circoscriversi e non integrare altro. La consapevolezza dell’appartenenza ci rende anzi aperti. La matrice psicologica, l’esperienza coltivata e la danza metafora di tutto, come solitudine e legante con l’altro, l’entrare in connessione, tutto concentrato in una sperimentale coreografia. Più semplicemente nelle parole della Capanna: “Viviamo in ciò che lasciamo agli altri. La forza della radice, la danza è saknes. Dare senso alle fughe, per creare una fine. Assorbire il senso del ritorno, per sigillare un addio.” (Erika Cofone, Tempi Moderni)

Si torna al connubio tra passato e presente con “Saknes” di Benedetta Capanna, allo stesso tempo danzatrice e coreografa delle sue radici. Le proprie origini e il ricordo della nonna paterna Mirdza Kalnins, straordinaria ballerina lettone, sono protagonisti assoluti dell’ultima serata della rassegna. Lo sguardo della nonna sembra seguire dolcemente la danza della nipote, scrutandola dalle numerose fotografie che tappezzano la scenografia. Le immagini in bianco e nero della donna, sistemate su un legìo in un angolo del palcoscenico, accompagnano i movimenti ariosi della danzatrice in una strettissima correlazione tra futuro e memorie. Tra le due donne si può notare una fortissima somiglianza che trapela da un commovente video dell’ava proiettato alla fine dello spettacolo. L’analisi della coreografa si è svolta tra l’Italia e la Lettonia attraverso un lavoro di ricerca coadiuvato, oltre che dal materiale cartaceo e multimediale recuperato in Lettonia, anche dall’interesse a scoprire un legame spirituale che ha unito nonna e nipote, sebbene appartenenti a luoghi e tempi differenti. “Si può dire che io non abbia mai conosciuto mia nonna che se ne è andata poco dopo la mia nascita” dice la danzatrice “ma ho sempre sentito che c’era qualcosa che ci accomunava. Ne sentivo parlare continuamente, specie in relazione alla nostra somiglianza, e attraverso le mie ricerche su di lei ho scoperto che era vero. Pur essendo partita dalla danza classica, come me, ha sentito l’esigenza di comunicare la sua freschezza e la sua gioiosa espressività attraverso linguaggi profondamente innovativi per il suo tempo e squisitamente contemporanei”. La coreografia risulta estremamente sensoriale grazie al fondamentale contatto col suolo e con l’aria. Elementi naturali come la terra e l’acqua vengono percepiti attraverso la musica nella quale risuona il suo stesso respiro. Il costume color cipria dalla gonna ampia e morbida indossato dalla danzatrice ben si presta alle vivaci e quasi primitive incursioni folkloristiche che vengono mescolate alla fluidità degli altri movimenti. Lo spazio, la memoria, le esperienze si incontrano in un duplice piano temporale che solo la danza è in grado di unificare. La morte è qui intesa come rinascita e il ricordo nel tempo segue il ciclico susseguirsi delle stagioni che ritornano sempre alla stessa primavera. È una continua fioritura che fa sbocciare la danza e che si spera si replichi ancora nella prossima stagione di questo piccolo teatro nel cuore della Garbatella. (Roberta Leo, Recensito)

A chiudere il Trittico l’emozionante coreografia di Benedetta Capanna Apah, che nei suoi lavori si richiama anche al mondo dello yoga per esplorare il corpo nelle sue infinite possibilità dinamiche e allo stesso tempo cogliere la poesia della fragilità umana, la sua sacralità come l’urgenza delle sue passioni. I corpi dei tre protagonisti (Benedetta Capanna, Giordano Novielli e Maria Elena Curzi) in scena sembrano degli esploratori persi che vengono rapiti dalla musica del Sal puri, la danza sciamanica coreana destinata a sciacquare via gli spiriti maligni. A questo richiamo non c’è resistenza dei corpi, che insieme danno vita ad un rituale danzato, individuale e collettivo, di purificazione ed esorcizzazione. I petali argentati, unico elemento scenografico che riempie lo spazio del palcoscenico, accompagnano i movimenti dei danzatori, aggiungendo grazia alle loro frenetiche, compulsive e alla fine liberatorie coreografie. (Clara Gibellini, Post.it)

Scoprire i gioielli dell’arte, attraverso l’arte. Il corpo si muove e si fonde con lo spazio, quello della piccola e antica chiesa di San Giuliano, a Selargius, risalente al XIII secolo. Benedetta Capanna, danzatrice e coreografa romana di casa a New York, segue una rigorosa partitura in tre quadri, dove i luoghi del sogno e del passato creano una narrazione unificante, poetica, che smuove in profondità i nodi dei nostri ricordi. Dirige un’orchestra immaginaria tra vecchi spartiti di immagini in b/n, appese sul filo rosso della sua memoria. Potenti, evocative, ritraggono, astratte in un tempo sospeso, sua nonna, bellissima étoile dell’Opera di Riga e del Teatro dell’Opera di Roma, negli anni ’20. E guida gli spettatori dentro un viaggio fantastico, a tratti onirico, che va a ritroso alla ricerca delle sue origini. Tra le colonne calcaree della navata centrale, vestita di bianco come una sposa, o una prima ballerina, scandisce i suoi passi, dialoga con lo spazio e con il suo passato, mai conosciuto, con il quale cerca di ricongiungersi. Movimenti eterei rivelano suggestioni malinconiche e inquietudine, tra grazia e commovente eleganza. “A Mirdza Kalnins, mia nonna” di e con Benedetta Capanna, primo appuntamento di “Monografie d’autore” del 29 aprile 2016; tutor per la drammaturgia: Anthony Mathieu. Lo spazio si ridefinisce attraverso il corpo, e viceversa, nel progetto di residenze artistiche promosso e sostenuto da Terisocrea. Direttrice artistica: Simonetta Pusceddu. (Paola Cireddu)

Si è aperta sabato scorso la nuova rassegna del Teatro Palladium, Aprile in danza.  La prima serata è stata dedicata interamente a Benedetta Capanna, danzatrice e coreografa internazionale che accosta la sua attività in Italia con quella negli Stati Uniti e in Giappone. Per il pubblico del Palladium Capanna ha riunito tre suoi lavori, molto diversi sotto vari aspetti, all’interno del tema Il tempo del ritorno: Danze rotte: nella bolla di Pasolini è un ritorno alla propria città, Roma, Epiphany of retourning un ritorno al presente, Apah un ritorno alle origini.
Danze rotte: nella bolla di Pasolini è un solo della coreografa che prende le sembianze di un’ininterrotta passeggiata tra le vie di Roma, un’immersione nella sua straordinaria quotidianità, nel sentimento, profondamente romano di stasi, di perdita della processualità del tempo, in bilico tra la voglia di abbandonarla e di lasciarsi sovrastare da essa. E’ la Roma “croce e delizia” di ogni suo abitante, la Roma che soffre e fa soffrire, quella Roma che è, tra tutta la bellezza che il tempo le ha donato, fatica. Ma quella che scorre sul palco, tra i paesaggi in video, le voci e le musiche, i gesti della danzatrice, tra passi pesanti e silenziosi scivolamenti, è prima di tutto una Roma fatta delle parole di Pier Paolo Pasolini e delle vie percorse nei film in bianco e nero; chiudo gli occhi e nella testa compare l’immagine di Anna Magnani. Quello con Pasolini non è un rapporto di referenza, bensì di dialogo continuo, di immersione nel senso profondo dei suoi scritti, citati dall’inizio alla fine della performance.
Una luce calda, forse afosa, riempie la scena per la quasi totale durata del lavoro. Improvvisamente l’opposto: l’ambiente si riempie di una luce bianca, il caotico chiacchiericcio diventa musica e dalle strette viette romane si materializza il sublime splendore dei marmi bianchi.
La città c’è, è ben rappresentata e chi la vive quotidianamente sa ritrovarla, ma invece di perdersi nelle sue contraddizioni sembra dissolversi in gesti e sequenze reiterate che lentamente tendono ad astrarsi.
Epiphany of retourning, film vincitore di Pool 15 International Dance Film Festival di Berlino e del DMJ International VideoDance Festival2015, del SAITAMA ARTS THEATER di Tokyo, è un film-assolo di danza sullo stupore del ritorno. In esso, a differenza di quanto il titolo possa far pensare, non è il tempo a dominare il senso del lavoro, bensì l’assoluta presenza di un istante, il percepirsi, percorrere il proprio corpo per confermare quello specifico e autentico hic et nunc.
Chiude la serata Apah, coreografia per tre danzatori (Benedetta Capanna, Maria Elena Curzi, Giordano Novielli). Apah in sanscrito sono le acque, sia terrene che celesti, elemento purificante e vivificatore che in quasi tutte le tradizioni simboleggia un ritorno alle origini. L’originario che ci si trova ad osservare ha la forma stessa dell’acqua, non è uno stato primitivo legato alla terra, ma fluttua in una dimensione intermedia che sfiora il pavimento e l’aria con la stessa qualità cinetica. Il rapporto con l’altro, così come con lo spazio in cui i danzatori sono immersi, è caratterizzato da un ascolto reciproco intenso e amplificato dai corpi; eccolo il reale elemento primario a cui aspirare.
Il trio è un lavoro compiuto seppur senza particolari picchi di intensità, che non riesce a costruire il percorso catartico che invece sembra essere ricercato, ma che sa costruire un momento di reale ricerca dell’autentico. (Chiara Mattei, culturamente.it)

 

L’Associazione culturale “Excursus” apre la rassegna con lo spettacolo ipnotico e ascetico di Benedetta Capanna. “Il tempo del ritorno” è il titolo dell’intera performance, una suite di tre momenti, il cui filo conduttore è il concetto del tempo, l’evoluzione e la trasformazione che esso attua sulle cose, sulle persone. La ricerca della coreografa di origini romane Benedetta Capanna è connotata da una dialettica dinamica tra diversi linguaggi artistici: la danza, la letteratura, il cinema, volta a esplorare le zone oscure degli esseri umani, le fragilità e le debolezze dell’animo umano. La danzatrice segue un meticoloso lavoro sulle correlazioni tra corpo e mente, analizza la poetica dell’essere umano, concentrandosi sulle origini del movimento e sui cambiamenti che esso apporta… “Il tempo del ritorno” è un lavoro particolarmente inteso, che riesce a coniugare gli stati d’animo, le emozioni più profonde, ancestrali, custodite nella memoria del corpo, in un tempo fluido, che scorre come acqua. Il primo pezzo, “Danze rotte…nella Bolla di Pasolini” (2014), realizzato in collaborazione con Mauro Raponi (video e foto) e Vittorio Giannelli (consulenza musicale), è il tempo del presente: una passeggiata nella Roma contemporanea, nella Roma che ti abbraccia, ti cura e nella quale, all’improvviso, non ti riconosci più. Un viaggio suggestivo in un città madre e matrigna al tempo stesso, accompagnato dalla voce incisiva di Pier Paolo Pasolini, e da quella profonda di Anna Magnani, in “Mamma Roma”. Un percorso scandito dalle suggestioni sonore, visive, emozionali, di uno dei più grandi poeti e intellettuali d’Italia. L’assolo di Benedetta Capanna si svolge su un palco semplice, uno spazio intimo e buio, con quattro sedie, sulle quali, di tanto in tanto, la danzatrice siede e fa riposare la propria anima stanca, pensierosa. A una danza mimica, essenziale, caratterizzata da piccolissimi movimenti, gesti ripetitivi, che divengono quasi quotidiani, seguono linee precise e disegni aperti delle braccia e delle gambe, alternati da battiti delle mani, che servono a scandire un tempo lento, che ritorna alle origini. Il secondo pezzo, “Epiphany oh Returning” è un film-assolo di danza, vincitore del “Pool 15 International Dance Film Festival” a Berlino e del “DMJ International Video Dance Festival 2015” del “Saitama Arts Theater” di Tokyo e realizzato in collaborazione con il filmaker e fotografo Richard Shpuntoff. L’assolo interpretato sempre dalla Capanna è uno studio sul corpo e sui suoi particolari, intenso e introspettivo. La coreografa in questa seconda parte sperimenta un diverso modo di abitare lo spazio, disegnando forme e linee sinuose nell’aria. L’assenza di musica, le immagini in bianco e nero e le piccole variazioni dei movimenti rivelano un senso di meraviglia, contrapposto a uno smarrimento nella rappresentazione di un ritorno.
Il terzo lavoro si intitola “Apah”, nome sanscrito delle acque dal potere purificante, simbolo di libertà e di forza. I danzatori Maria Elena Curzi e Giordano Novielli, insieme a Benedetta Capanna ritornano alle origini, a una danza primitiva che libera e purifica dalla pesantezza della condizione umana. I tre artisti si muovono su una scena cosparsa di coriandoli d’argento, che simboleggiano l’acqua (apah) che sta sulla terra, ma scende anche dal cielo. Un fluido vitale scorre nei corpi armonici dei danzatori, perfettamente allineati e sincronici. Nel momento del contatto giunge la quiete, mentre la musica del Sal puri (una danza sciamanica coreana che significa “sciacquare via gli spiriti maligni”), ricorda la purezza di un tempo originario, come quello del respiro simultaneo dei corpi distesi sulla terra madre. (Serena Antinucci, Recensito.net)

Sabato 30 gennaio 2016, alle ore 18.00 nel Teatro Ruskaja dell’Accademia Nazionale di Danza, terzo appuntamento della III edizione della rassegna Nostos. Viaggio di ritorno. La rassegna, ideata da Francesca Falcone, fa tornare danzatori, coreografi e maestri che si sono distinti sulla scena della danza internazionale nel luogo in cui si sono formati, per offrire agli studenti di oggi le loro esperienze artistiche. L’appuntamento pubblico ad ingresso gratuito di sabato 30 gennaio, si compone di un incontro con la coreografa Benedetta capanna condotto da Sandra Fuciarelli e con la presentazione di KARANA. In principio era il movimento, performance a cui Benedetta Capanna ha lavorato con gli studenti del II Triennio contemporaneo dei prof. Anastasio, Bonavita, Brugnolini e Marignetti. ll training proposto da Benedetta Capanna prepara il corpo a vari livelli di ricerca, coltivando percezione, creatività, sensibilità e capacità tecniche. Il danzatore contemporaneo deve essere aperto a dinamiche, qualità, tematiche e situazioni diverse, spesso anche contrastanti. Partendo dallo Yoga e dal Body-mind Thinking, attraverso sequenze a terra, in piedi e, a volte, improvvisazioni, Benedetta  “lavora” il corpo in rapporto alla gravità, al respiro, partendo dall’esplorazione della colonna vertebrale. La tecnica è affrontata con leggerezza, ricercandone funzionalità e supporto nella dinamica e nello spazio. Il movimento nasce dall’esplorazione del proprio corpo (mondo di carne, emozione e pensieri), nello spazio vivente in cui ci si muove e si agisce. Dal sentire nasce l’urgenza del movimento: la connessione che incarna e un corpo consapevole che già danza. Al training segue uno spazio di lavoro coreografico nel quale sono proposte sequenze di materiale coreografico già presentate, elaborate attraverso momenti di improvvisazione e di composizione coreografica, trasformandole così in nuove possibilità. C’è tanta potenzialità in un unico gesto, come scrive Paul Auster: “le infinite possibilità dentro un piccolo spazio”. I movimenti sono simili alle note e alle parole: cambi una pausa, un accento e l’intenzione e le frasi assumono ritmi e significati diversi. Il corpo dell’interprete nella sua nuda fragilità ha infatti infinite storie da raccontare, che si ricreano e cambiano in continuazione, trasformando lo spazio e manifestandosi. Karana è il principio causale. Causa primaria che precede il risultato che, a tempo debito, assume la forma dell’effetto visibile. (Danzaeffebi)

Per il progetto “Tra Terra e Cielo. La visione trascendente, percorsi Arabo Normanni tra Monreale, Palermo e Cefalù” giovedì 26 novembre (ore 17) al Chiostro di Santa Maria La Nuova di Monreale e il giorno successivo (venerdì 27 novembre, stessa ora) al Museo Mandralisca di Cefalù è in programma la performance di musica e danza “Il Flauto dell’Infinito” che vedrà esibirsi il polistrumentista Oscar Bonelli e la danzatrice Benedetta Capanna.
“Il Flauto dell’Infinito” è una performance “mistica” giocata tra la percezione e il pensiero, il finito e l’infinito, tra l’apparenza e ciò che si scopre. Le note di Oscar Bonelli, una musica da meditazione che vede protagonisti una vasta gamma di strumenti come campane, conchiglie e tamburi islamici, si uniranno alla coreografia di Benedetta Capanna per scoprire lo spirito della vita che esplode, come una piccola epifania, in un respiro. (dedalomultimedia.it)

La coppia teatrale formata dal polistrumentista Oscar Bonelli e dalla danzatrice Benedetta Capanna si esibirà domani giovedì 26 novembre al Chiostro di Santa Maria la Nuova di Monreale e venerdì 27 novembre al museo Mandralisca di Cefalù. Lo spettacolo “Il Flauto dell’Infinito”, che vedrà il duo esibirsi tra danza e musica, è il penultimo appuntamento del progetto “Tra Terra e Cielo. La visione trascendente, percorsi arabo-normanni tra Monreale, Palermo e Cefalù’‘.I tamburi, le conchiglie e le campane che rappresentano gli elementi caratteristici della musica di Oscar Bonelli andranno a scontrarsi con la danza fortemente influenzata dallo yoga della Capanna. Lo scopo degli artisti è quello di aiutare il pubblico a conoscere in maniera più approfondita alcuni luoghi del percorso arabo-normanno. (NewSicilia.it)

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“Danze rotte sono le giornate che trascorro nella piccola grande città di Roma, dove tutto sembra spezzettarsi, perdere senso e sviluppo, dove anche i sogni sono ad intermittenza, dove le relazioni non hanno capo ne coda, dove le parole si spezzano in continuazione perdendo il loro suono, il loro stesso stupore divertito nel rivelarsi, il loro rincorrersi a volte goliardiche a volte poetiche. Ho la sensazione di camminare senza arrivare mai”: sono queste le parole che identificano lo spettacolo DANZE ROTTE Nella bolla di Pasolini., realizzato da Benedetta Capanna, in scena a New York questa sera e il prossimo 21 maggio. La pièce sarà protagonista di cinque giorni di performance, workshops, incontri, che puntano a mostrare il lavoro di coreografi italiani e compagnie di danza con componenti italiani residenti negli USA (Giornale della Danza)

A very unique walk through the streets of New York talking about Rome, Pasolini and solitude with Benedetta Capanna, chorepgrapher of Broken Dances, the only dance show at In Scena! 2015
For the first time at In Scena! we have a dance company, with a show that honors Pier Paolo Pasolini, Italian journalist, writer, director, to whom this year’s festival is dedicated on the occasion of the 40th Anniversary of his death. The show is copresented with IDACO NY, the Italian Dance Festival starting on Wednesday May  20th.
Pasolini was from Udine, in the North of Italy, buthis heart was in Rome, where he lived a long and significative part of his life. Benedetta Capanna tells us the hardships of an artist in the Italian Capital and the balance between longing to flee the city and to delve into it.  Together with dances, Pasolini’s words are part of the show, that includes excerpts from his wide production of writings.
Benedetta says that it would be pretentious to dance a piece exclusively centred on Pier Paolo Pasolini for the complexity of his character and the vastness and eclecticism of his work. She presents a dance that is a dialogue between the beating of time in Rome and the  texts and cinematographic quotes.
Benedetta Capanna, choreographer and dancer, collaborates with the Excursus supported by MIBACT for dance production. Her choreographic research, through meticulous work on the connection between mind and body wants to embrace the poetry of human fragility and the urgency of its passions.
Broken dances for Benedetta are the days when “everything seems to break into pieces, where even dreams are intermittent, where relations are all over the place”. We asked her how her life and solitudes in Rome are different from the life and the solitudes lived in New York… Irene Turri (la voce di New York)

Sabato, sempre presso Opera Prima Teatro, sarà anche l’occasione per una giornata di formazione con Benedetta Capanna, danzatrice e coreografa attiva tra Roma e New York, una delle più apprezzate nel panorama artistico italiano, che terrà uno stage di teatro danza per danzatori e attori. Un training che prepara il corpo a vari livelli di ricerca, coltivando percezione, creatività, sensibilità e capacità tecniche. Benedetta Capanna sarà poi in scena domenica 22 marzo a Sezze, presso il MAT Spazio_Teatro, alle 17.30 con “Danze rotte. Nella bolla di Pasolini”. Una coreografia che è una passeggiata nella contraddittoria quotidianità romana, tra l’altalenarsi della voglia di fuggire e di immergersi in essa. Una passeggiata scandita dalle suggestioni, descrizioni e risonanze\assonanze di uno dei più grandi poeti e intellettuali dell’Italia contemporanea, Pier Paolo Pasolini. Una danza che è dialogo con lo scandire del tempo romano e coi testi e le citazioni cinematografiche: un dialogo con la stessa città di Roma che a volte sembra sorda o muta a chi ci vive.
LE “DANZE ROTTE” ISPIRATE A PASOLINI. Come spiega la stessa danzatrice: «Danze rotte, sono le giornate che trascorro nella piccola grande città di Roma, dove tutto sembra spezzettarsi, perdere senso e sviluppo, dove anche i sogni sono ad intermittenza, dove le relazioni spesso non hanno capo né coda, dove le parole e le loro cadenze si spezzano in continuazione perdendo il loro suono, il loro stesso stupore divertito nel rivelarsi, il loro rincorrersi a volte goliardiche, a volte poetiche. Ho la sensazione di camminare senza arrivare mai. Poi però guardo il suo cielo e allora ho l’impressione che una grande finestra si apra a questo azzurro nel mio intimo, si spalanca improvvisamente nel vento e mi chiedo se a Roma diventiamo ombre di questo passato, ombre schiacciate a terra dal passato, ma pur sempre come ombre figlie della luce.» (Corriere di Latina)

Kairos Italy Theater (KIT), the preeminent Italian theater company in New York, announces the lineup for the third annual IN SCENA! ITALIAN THEATER FESTIVAL NY. This 17-day festival will offer 9 fully staged productions from Italy, among other events and activities. Shows will be presented in all five boroughs of New York. Each show will have at least two performances, one in Manhattan and one in one of the outer boroughs… Broken Dances – in Pasolini’s Bubble by and starring Benedetta Capanna / Excursus Company (Rome/Lazio). This dance theater piece takes audiences on a stroll through the contradictions of Roman daily life punctuated by the echoes of Pier Paolo Pasolini, one of the greatest poets and intellectuals of contemporary Italy (and to whom In Scena! 2015 is dedicated, on the 40th anniversary of his death). Presented in collaboration with IDaCO NYC, the Italian Dance Connection. (Broadway world)

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L’episodio POSSIBILITÀ (IN)EVITABILI, con la musica di Concetta Cucchiarelli e la coreografia di Benedetta Capanna, una co-produzione 2014 CRM – Compagnia Excursus, presenta due danzatori rodati come la stessa Capanna e Stefano Fardelli, molto ben coordinati: lei ha danzato per Balletto 90, MDA, Myung Soo Kim, Igal Perry e molti altri. I ballerini su un suono secco che quasi funziona da rumore, si appoggiano l’uno all’altro in figurazioni che li legano e li fanno roteare occupando uno spazio che viene avvolto dalle loro diramazioni materiche. (Livia Bidoli, Gothicnetwork.org)

E’ andato in scena ieri sera, mercoledì 30 luglio 2014, presso la Villa Imperiale Pausillypon lo spettacolo “Nella bolla di Pasolini “. La rappresentazione di danza, poesia e cinema è stata realizzata dalla Compagnia Excursus di Roma con le coreografie e la danza di Benedetta Capanna, le musiche di Arcangelo Corelli, Pietro Antonio Locatelli ed Ennio Morricone, e i testi di Pier Paolo Pasolini. E proprio gli scritti del grande autore bolognese restituiscono il difficile rapporto con la sua città, in un viaggio onirico e visionario, attraverso la danza, la poesia e il cinema. Pasolini parla, con un misto di amore e odio, di una Roma che diventa una donna prima e una madre poi. Una donna che invecchia, bella e sfruttata, dalla quale il regista scappa ma a cui fa sempre ritorno. Sembrano ripresentarsi, sulla scena, le prostitute dei suoi film, ambientati nelle borgate romane. Vittime dell’umiliazione, sono personaggi, a tratti volgari, ma che toccano il cuore con l’ amore, il sacrificio e le scelte di ognuna di loro, anche sbagliate, ma umane e inevitabili. Le giornate sono danze rotte che scorrono in una Roma dove tutto sembra andare in frantumi e perdere senso. La sensazione è quella di camminare senza arrivare mai. «Non voglio essere solo – scriveva Pasolini – ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Sopravviviamo: ed è la confusione di una vita rinata fuori dalla ragione». L’originale allestimento rientra nella rassegna Teatri di Pietra in Campania 2014, rete culturale per la valorizzazione dei teatri antichi e dei siti monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo. Beatrice Barbato, L’eco di Caserta

 In scena un originale viaggio per danza, poesia e cinema, onirico e visionario, in cui gli scritti di Pier Paolo Pasolini restituiscono il difficile rapporto con la sua città. A Villa Imperiale Pausilypon di Napoli sarà in scena, mercoledì 30 luglio 2014 alle ore 21.30, lo spettacolo di danza, poesia e cinema Nella bolla di Pasolini della Compagnia Excursus di Roma, con le coreografie e la danza di Benedetta Capanna, le musiche di Arcangelo Corelli, Pietro Antonio Locatelli ed Ennio Morricone, e i testi di Pier Paolo Pasolini. L’originale allestimento è ospitato nell’ambito della rassegna Teatri di Pietra in Campania 2014, rete culturale per la valorizzazione dei teatri antichi e dei siti monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo, ideata da CapuAntica Festival con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli, di PalaPartenope e Fontana Medina, sotto l’egida del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Campania.
Gli scritti di Pasolini ci parlano di Roma, la sua città, con un mix di amore e odio, dalla quale il regista scappa, ma che sempre poi ritorna. Roma è una città donna e madre, una donna che invecchia: bella e sfruttata, come le prostitute dei suoi film (ambientati nelle borgate romane) vittime dell’umiliazione, personaggi anche volgari, ma che non possono non toccare il cuore con il loro amore, il loro sacrificio e le loro scelte anche sbagliate, ma così umane e così inevitabili.
Donne che sembrano uscire da una Pietà, che diventano come Madonne, pure nella durezza della vita, punti di riferimento per uomini disorientati, e a loro modo ingenue. A loro si rivolgono come in una Ave Maria.
Danze rotte, sono le giornate che trascorro nella piccola grande città di Roma, dove tutto sembra spezzettarsi,  perdere senso e sviluppo, dove anche i sogni sono ad intermittenza, dove le relazioni non hanno capo ne coda, dove le parole si spezzano in continuazione perdendo il loro suono, il loro stesso stupore divertito nel rivelarsi, il loro rincorrersi, a volte goliardiche, a volte poetiche. La sensazione è di camminare senza arrivare mai.
Poi però capita di atterrare a Fiumicino in un tramonto romano fatto di luce albicocca, perchè solo a Roma la luce è così, tocca il cuore, riempe le crepe delle danze rotte, dei sogni e delle relazioni a intermittenza, della mancanza di suono delle parole e lo stupore è ritrovato, solo per qualche istante.
«Non voglio essere solo – scriveva Pasolini – ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Sopravviviamo: ed è la confusione di una vita rinata fuori dalla ragione». La Nouvelle Vague Magazine

«Non voglio essere solo – scriveva Pasolini – ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima»: vogliamogli bene, dunque, e facciamolo una sera, attraverso danza, poesia, cinema e parole. A Villa Imperiale Pausilypon, nell’ambito della rassegna “Teatri di Pietra in Campania”, rete culturale per la valorizzazione dei teatri antichi e dei siti monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo, va in scena,  mercoledì 30 luglio alle ore 21.30, “Nella bolla di Pasolini” della Compagnia Excursus di Roma. Attorno alle parole del poeta, scrittore, regista, prendono vita le coreografie e la danza di Benedetta Capanna, le musiche di Arcangelo Corelli, Pietro Antonio Locatelli ed Ennio Morricone. Gli scritti di Pasolini parlano di Roma, la sua città, con un misto di amore e odio, dalla quale il regista scappa, ma cui sempre ritorna, ma la rassegna, ideata da CapuAntica Festival con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli, di PalaPartenope e Fontana Medina, sotto l’egida del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Campania, ci porta a riscoprire anche la nostra città e i suoi tesori. Lo spettacolo si tiene, infatti,  in uno dei luoghi più belli della città, ovvero lungo la costa di Posillipo, tra testimonianze archeologiche nonché naturalistiche e paesaggistiche. Napoliclick.it


Roma, città donna e madre. Vista da Pasolini a Villa Pausylipon. Viaggio per danza, poesia e cinema, onirico e visionario, in cui gli scritti di Pier Paolo Pasolini restituiscono il difficile rapporto con la sua città. A Villa Imperiale Pausilypon di Napoli sarà in scena, mercoledì 30 luglio 2014 alle 21.30, lo spettacolo di danza, poesia e cinema Nella bolla di Pasolini della Compagnia Excursus di Roma, con le coreografie e la danza di Benedetta Capanna, le musiche di Arcangelo Corelli, Pietro Antonio Locatelli ed Ennio Morricone, e i testi di Pier Paolo Pasolini.
L’originale allestimento è ospitato nell’ambito della rassegna Teatri di Pietra in Campania 2014, rete culturale per la valorizzazione dei teatri antichi e dei siti monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo, ideata da CapuAntica Festival con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli, di PalaPartenope e Fontana Medina, sotto l’egida del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Campania.
Gli scritti di Pasolini ci parlano di Roma, la sua città, con un mix di amore e odio, dalla quale il regista scappa, ma che sempre poi ritorna. Roma è una città donna e madre, una donna che invecchia: bella e sfruttata, come le prostitute dei suoi film (ambientati nelle borgate romane) vittime dell’umiliazione, personaggi anche volgari, ma che non possono non toccare il cuore con il loro amore, il loro sacrificio e le loro scelte anche sbagliate, ma così umane e così inevitabili. Il mondo di Suk

Il palcoscenico e l’arte si incontrano e si fondono in Contemporaneo Sensibile, il progetto ideato e diretto dal regista e coreografo Aurelio Gatti – realizzato insieme con Riso, Museo Regionale d’Arte Contemporanea della Sicilia – dedicato ai nuovi linguaggi della scena... Si comincia sabato 8 marzo alle ore 21 (replica domenica 9 marzo alle ore 17.30) con “Nella bolla di Pasolini”, spettacolo di danza, musica e cinema della danzatrice e coreografa romana Benedetta Capanna, nipote della celebre Mirdza Kalnins, prima ballerina dell’Opera di Riga e del Teatro dell’Opera di Roma. Ispirato ai testi di Pier Paolo Pasolini, quello di Benedetta Capanna è uno spettacolo in linea con i temi trattati da Paolo Sorrentino in “La grande bellezza”: le danze rotte, sono le giornate trascorse nella “piccola grande” città di Roma, dove tutto sembra spezzettarsi, perdere senso e sviluppo, dove anche i sogni sono ad intermittenza, dove le relazioni non hanno capo né coda, dove le parole si spezzano in continuazione perdendo il loro suono, il loro stesso stupore divertito nel rivelarsi, il loro rincorrersi a volte goliardiche a volte poetiche.
«Voglio fare pace con la città in cui sono nata – scrive nelle note di regia Benedetta Capanna – dalla quale scappo e in cui ritorno. Città che non capisco, città un po’ madre e un po’ puttana, città dell’esclusività e dell’esclusione, a volte accogliente a volte irriconoscente. Una città che perde la sua identità e non riesce a ritrovarla nella solitudine dei corpi di chi ci vive». Lapisnet

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La scena si apre a noi senza pretese, ben definiti lo spazio della danza e quello della musica; strumenti curiosi, dal suono poco canonico, conducono i movimenti di Benedetta… É, tuttavia, un lavoro che travolge nei suoi 5 movimenti danzati, dove è il cambio di un dettaglio nel vestire che sottolinea la modifica del paesaggio intimo ed apre ad un nuovo movimento, a volte interno ed essenziale, altre volte ampio e dichiaratamente danzato per lo spettatore. La danza a cui assistiamo è evidentemente scaturita da una ricerca corporea della danzatrice che, aiutata da un corpo davvero «duttile e malleabile» nonché splendido, mostra degli ottimi spunti di ricerca fisica… Mosaico rimane un lavoro di ricerca tra due mondi, il suono e il movimento, che hanno bisogno di unirsi per sopravvivere… (Pensieri di Cartapesta per una critica militante, Giovanna Rovedo)

 

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E’il silenzio il filo conduttore dei due spettacoli di danza che la coreografa e danzatrice romana Benedetta Capanna, nipote della celebre Mirdza Kalnins, prima ballerina dell’Opera di Riga e del Teatro dell’Opera di Roma, porta al Teatro Nuovo Montevergini di Palermo venerdì 3 e sabato 4 maggio alle ore 21.15 per “Una danza in Sicilia”, la rete per la danza e i nuovi linguaggi, promossa da Teatri di Pietra, Palermo Teatro Festival, Scenario Pubblico di Catania con l’apporto di CapuAntica Festival, Danza Lazio ed Estreusa Arte. Si tratta delle pièce “kizuna = bonds= legami” e di “The mathematics of resonant bodies (prima parte)”. Kizuna è la parola giapponese che significa legame, unità tra esseri viventi, e il suo ideogramma è stato preso dal Giappone come simbolo nazionale del 2011. Lo spettacolo Kizuna è la celebrazione di quei legami senza un perché, senza un fine e senza fine, che si nutrono del silenzio e dell’assenza, quei legami che continuano a farci crescere accompagnandoci nel viaggio verso l’essenza più pura di noi stessi. Sono quei legami che legano alla libertà, i cordoni ombelicali dello spirito. Rosari di immagini, suggestioni, emozioni da sgranare e in cui ripararsi. Passato, presente, futuro ed eternità si fondono, i due danzatori (la stessa Benedetta Capanna e Stefano Fardelli) si ritrovano così a ricreare col loro corpo questo simbolo sigillando questi legami senza tempo, nell’apparente labirinto della vita.
The Mathematics of resonant bodies. La coreografia parte dal lavoro di John Luther Adams, una composizione di 70 minuti che consta di otto movimenti, nella quale si susseguono una serie di cambiamenti di ritmi, tessiture e toni. Ma è in realtà un lavoro costruito nel silenzio, che non solo si trova sotto il suono, ma che irrompe e si insinua attraverso tutto il lavoro.
In questo spettacolo saranno presentate solo quattro sezioni del lavoro di Adams: burst, rumble, shimmer e roar. I due danzatori (Benedetta Capanna e Stefano Fardelli) attraversano e sono attraversati da uno spazio musicale fatto di silenzio e di ritmi, di buio e di luce, come la vita. E questo cambio di tessiture diventa rappresentativo della continua trasformazione del mondo tangibile e della continua trasformazione dell’essere umano, e quindi del suo relazionarsi con l’altro. Nascono così delle danze, come danzano le emozioni e gli avvenimenti della vita, una incatenata all’altra, tangibili e illusorie. Ogni brano è solo apparentemente un episodio a sé stante, una piccola storia che risuona nello spazio e nei corpi dei danzatori, una piccola nascita e una piccola morte. Ma come nello scorrere di un fiume, non c’è fine, ma partecipazione alla ciclicità della vita, la storia dell’universo. Due corpi, due vite, due anime, due cuori, che interagiscono e risuonano nella matematica del ritmo dell’esistenza, alla ricerca di assaporare quel silenzio che ne è la sorgente. Livesicilia.it

La Convivia

La rassegna si è aperta con un prequel nella vicina Maenza, dove l’11 luglio la coreografa Benedetta Capanna ha portato in prima nazionale Kizuna. Bond. Legami. Lo spettacolo, riproposto poi il 21 luglio a Fondi, è una delicata riproduzione coreografica dell’ideogramma giapponese “Kizuna” (“legami”). Capanna e Stefano Fardelli disegnano movimenti circolari in silenzio, poi su solenni note tradizionali Ainu e sul Morgen di Strauss. Flessibili e protesi come piante acquatiche, inizialmente staccati e paralleli, trovano poi un incontro di prese e inclusioni: è un amore, con i suoi vincoli e le sue «onde di comunicazione». Persi in sala (Rivista di Arte e Teatro, Cristina Gattamorta)

artist's night BODY WORLDS

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Ancora un successo di pubblico e di numeri per la mostra Gunther Von Hagens’BODY WORLDS – Il vero mondo del corpo umano che, nella serata di ieri, 30 gennaio 2012, per festeggiare la proroga dell’esposizione italiana fino al 31 marzo, ha regalato al pubblico THE ARTISTS’NIGHT. La notte bianca dedicata alle arti contemporanee e la meraviglia del corpo umano ha coinvolto molti giovani artisti e performer, anche professionisti... Nel corso della serata, in collaborazione con lo IALS (Istituto Addestramento Lavoratori Spettacolo), alcune performance di danza hanno offerto al pubblico un ulteriore modo di conoscere e apprezzare le innumerevoli potenzialità espressive del corpo: dalla break dance degli allievi del maestro Fabio Geloso, al balletto classico curato dalla danzatrice Mariella Castelli, alla danza orientale di Amal Loulidi, alle coreografie contemporanee proposte dalla compagnia Excursus e dalla danzatrice Benedetta Capanna con Stefano Fardelli, alla danza butoh. Funweek , città in movimento

CoRRispondenze: nuovo weekend sulle punte. Ricco il calendario allestito nello spazio performativo multidisciplnare “Agorà”. Per la sezione Contemporanea Danza Autoriale protagonista di sabato sera alle ore 21:00 è invece da Roma la compagnia Benedetta Capanna che presenta Never to be anywhere but here tratto dalla produzione Nello Spazio Bianco del mio tempo con le coreografie e la danza della stessa Benedetta Capanna su musiche di T.Takemitsu, A.Part, B.Lew. Si tratta di una coreografia ispirata a “White Space” di Paul Auster, in cui viene affrontato il tema della caduta nel tempo, nella sua pienezza, nel qui e nell’ora, quando il tempo cancella il suo ossessivo scorrere. dall’esigenza di riempire il tempo perduto e ritrovare i frammenti sprasi del proprio essere, si passa al silenzio, nella dolce sospensione della vita, dove si incontrano profondità e leggerezza, e dove tutto si scioglie, e tutto si perdona. La Voce, 2011

Alla scoperta di Cèline e delle sue contraddittorie radici… L’allestimento vuol essere  un’esplorazione cupa della natura umana e delle miserie quotidiane, dove la misantropia dello scrittore sembra essere costantemente ravvivata da un acuto,speculare cinismo. Due fini dicitori, Daniela Stanga e Lo Presti, leggono aforismi e brani di Pamphlet, evidenziando un continuo mischiarsi di linguaggio popolare ed erudito intercalato di “sconcezze genitali” sature di iperpoli ed ellissi. Mentre al centro scena la danzatrice Benedetta Capanna costruisce  sinuose  movenze di braccia, torsioni e gambe che in sincrono scandiscono il ritmo  omologo suggerito dai suoni  gravi  e profondi del contrabbasso solista  Roberto Bellatalla. A essere di-svelate in questa onirica partitura a due voci, coadiuvate dalla  performance danzata, sono le molteplici sfaccettature di  identità e ambiguità scritturale dei pensieri di Céline sulle  falsità dei buoni sentimenti borghesi, l’ipocrisia, la mediocrità del conformismo e l’omologazione di una cultura impoverita di ogni riflessione critica. Per il suo stile  e i suoi burrascosi trascorsi ideologici e politici, lo scrittore continua a  spaccare in due il fronte della critica nazionale e internazionale, provocando infinite e violente polemiche, ma anche curiose convergenze di opinione… Prolungati  applausi agli eccellenti interpreti. Vincenzo Sanfilippo, Scenario 2011

Partitura per un massacro. Appassionante Céline. Ferdinand Céline è una voce scomoda, un lama cinica che incide e squarta senza mezzi termini i luoghi comuni del perbenismo, forse l’unico aspetto della società moderna che non è mai cambiato, dagli anni in cui visse Céline fino ad oggi. Per questo, la rilettura di un autore come lo spigoloso francese, risulta assolutamente attuale e quanto mai appropriata. Due voci, un contrabbassista e un corpo sinuoso di ballerina sono la scena per i testi di Céline e le sue rielaborazioni in Una partitura per un massacro al Nuovo Colosseo. Le voci di Ubaldo lo Presti e di Daniela Stanga, accompagnate, a volte “infastidite”, dal contrabbasso di Roberta Bellatalla, il tutto seguito come da un ombra danzante, Benedetta Capanna. Non è certo facile capire e amare Céline, lui stesso non avrebbe voluto essere amato, lui che “cacava critici”, lui che del sentimento faceva l’incipit della bruttura della vita; Ferdinand Céline era però indubbiamente un profondo conoscitore dei gangli dell’esistenza, quella vera, quella che in pochi si prendono l’onere di raccontare, di sviscerare. Eppure questo lavoro sporco andava fatto, il cliché dolciastro di un buonismo dilagante di ogni buona società si liquefa nel linguaggio del narratore francese, che vuole scioccare, scuotere e percuotere gli animi assopiti… La performance dei quattro sul palco è assolutamente intensa, un’ora veloce che è una sberla a tutto quel che siamo, critici, spettatori, uomini; la voce di Céline contro tutto il mondo, lui che sapeva di avere ragione anche contro tutti, è qui ben riportata con misurata passione e spregiudicata ispirazione. Francesco Anzelmo, Fuori le mura 2011

Corriere della Sera, 3 settembre 2010

Corriere della Sera, 3 settembre 2010

La misticanza è un insieme di verdure. Per essere buona, occorre che le verdure siano sempre nuove, fresche, in accordo con la stagione. Misticanza è un insieme di idee, di esperienze, di talenti. Ad animarlo, un gruppo di giovani professionisti nel campo dello spettacolo e delle arti visive, partiti ciascuno da una specifica formazione tecnica e artistica ma poi insieme spinti dalla volontà di stabilire un dialogo vivo e dinamico tra danza, teatro, musica ed arte, in accordo con la necessità di creare uno scambio diretto e partecipe con il territorio che li ospita: quello di San casciano dei Bagni… A sostenere la grande letteratura tanto italiana quanto straniera, due appuntamenti della data di chiusura: il primo liberamente ispirato a Paul Auster dal titolo Nello spazio bianco del mio tempo di e con Benedetta Capanna, e il secondo L’Anima innamorata, una lettura tratta da alcuni scritti di Alda Merini, con Valentina Chico e Chiara Tomarelli. Inside Art- mensile di arte contemporanea e cultura

Grazie al progetto “Residenze Creative 2010” proposto ai giovani autori dallo Spazio Duncan 3.0, Benedetta Capanna, danzatrice di notevole talento, ora alle prove col cimento della coreografia, ha creato due assoli Avanzo un piede dopo l’altro e Non essere mai altrove che qui, raccolti sotto l’unico titolo Nello Spazio Bianco del mio tempo e liberamente ispirato a White Spaces di Paul Auster il celebre autore di Trilogia di New York. Il Messaggero 2010

Il 20-21-marzo,  alle ore 21 si terrà al Duncan 3.0, via anassimandro 15 (Roma-zona Pigneto), spazio performativo per le arti contemporanee, lo spettacolo “Nello Spazio Bianco Del Mio Tempo”, liberamente ispirato all’opera “White Spaces” del poeta e scrittore statunitense Paul Austercoreografia e Performance di Benedetta Capanna. Due assoli, due fili che la danzatrice Benedetta Capanna tende per tracciare il percorso emotivo ed appassionato di chi cerca, vive il cambiamento, percepisce e si percepisce in equilibrio tra leggerezza e profondità. Avanzo un piede dopo l’altro e Non essere mai altrove che qui sono le due traiettorie, i due segni che l’artista romana lascia nello spazio bianco del tempo.I Costumi per entrambe le performance sono a cura di Paola Bonesso. Realizzato nell’ambito del progetto “Residenze Creative 2010” che Duncan 3.0 porta avanti per valorizzare e dare spazio alle idee più interessanti ed innovative nel campo dell’arte contemporanea. Arte Globale e Abitare a Roma, blog 2010

Serata all’insegna della danza e della musica…”In riva al silenzio azzurro” della coreografa Benedetta Capanna. Sulle musiche di Oscar Bonelli – eseguite rigorosamente dal vivo… Un ora all’insegna della musica come espressione di arte e come manifestazione delle emozioni attraverso la mimica facciale, gestuale e soprattutto del corpo. Il tutto finalizzato alla rappresentazione del pensiero della coreografa. “Guardo il mondo come fossi seduta su una spiaggia… muta di fronte all’immenso silenzio azzurro… muta… colpita dall’ansia e dal sottile terrore dell’incertezza… muta nel mio essere vittima e carnefice, e testimone di una realtà troppo grande da decifrare… muta di fronte all’infantile amore che in ogni caso provo per questo oggi perfettamente sgangherato.”… Movimenti sinuosi e difficili sono stati eseguiti con una naturalezza straordinaria. La danza come liberazione della vena più artistica che ognuno possiede e che, seguendo la musica, si esprime al massimo: laddove le parole non riescono ad esprimere un pensiero, un concetto o un’idea, subentra la musica che armonizza l’ambiente circostante con il corpo delle danzatrici, rendendo chiaro e nitido il pensiero, il concetto o l’idea. Laura Rocca, Fuori le Mura 2006

Il Giornale, 2006

Il Giornale, 2006

Gianicolo Danza: «Didjeridu, l’ albero che canta» A FontanonEstate di scena la danza con due brevi coreografie di Benedetta Capanna: «Dialoghi» e «Didjeridu, l albero che canta». Gli interpreti sono Oscar Bonelli e Benedetta Capanna; Daria Rossi Poisa al violoncello, musiche di Oscar Bonelli. «La danza è come la scheggia di un vetro rotto – spiega la coreografa -, riflette le immagini frastagliate di ciò che il suo limitato spazio può rimandare, riflette ciò che sperimentiamo nel corpo. Il naturale scorrere del movimento, il respirare affannato o ritmico». Nella seconda parte elementi naturali si uniscono al percorso musicale. I didjeridu riproducono i suoni delle foreste e i versi degli animali, il canto femminile e quello maschile si incrociano riproponendo il gioco della vita. Corriere della Sera, 2006

Questo il titolo di una particolare ed interessante manifestazione che si terrà nella nostra città il prossimo 25 agosto in Piazza Mayer Ross organizzato dall’associazione culturale Looms, in collaborazione con la webzine musicale italiana Musicletter.it. L’evento di musica e danza avrà come protagonisti Daria Rossi Poisa (violoncello), Oscar Bonelli (Strumenti Tibetani) e Benedetta Capanna (danza). Nel corso dell’esibizione i musicisti – viene evidenziato dagli organizzatori – creeranno sonorità esotiche che trasporteranno gli spettatori in sogni geografici ad ampio raggio, così come le coreografie delle danze li accompagnano verso viaggi nello spazio e nel tempo”. Questo gruppo di artisti nasce dall’incontro fortuito, come spesso accade nel campo dell’arte, dei musicisti con la riflessiva Benedetta Capanna che, tornata in Italia dopo anni dagli Stati Uniti, si propone con uno stile inconfondibile ed una tecnica sapiente, un genere del tutto originale: la Yogadanza”. Particolare interessante è che i brani musicali sono creati durante il concerto e la musica è una sorta di lunga meditazione asiatica o di richiami tribali africani. L’Oriente e l’Africa sono i due poli ispiratori sui quali ruota la musica del gruppo e lo stesso si può dire per la danza. Il Tempo, 2006

Le sue coreografie hanno origine nella lettura – l’ultima era ispirata alla poesia di Pablo Neruda- o nella contemplatività del mondo orientale, e sono intrise di una spiritualità indefinita e sfuggente, suggerita dalle sonorità di Bonelli ed effuse dai suoi gesti morbidi che sembrano prolungarsi nello spazio… Paola Pariset, Il Tempo 2006

Nella notte di inizio estate Palazzo Barberini si trasforma in teatro con Daniela Terreri che, sulle melodie di Enzo De Rosa, i ritmi di strumenti antichi, docili nelle mani del percussionista Oscar Bonelli e le provocazioni della danzatrice Benedetta Capanna, offre un’interpretazione delle liriche di Corrado Calabrò, così forte da suscitare nel selezionatissimo parterre di ospiti emozioni irripetibili. Grazie alla sua interpretazione duttile, sensibile, sensuale, ancora una volta la poesia di Corrado Calabrò diventa protagonista. Il Tempo, 2005

 

Tonight, Pick of the Crop Dance presents “New Moves 2005”, the company’s eight annual summer dance showcase. Elaine Gardner, artistic director, has invited four choreographers and dancer to take part in the performance. Gardner feels that choreography by nature is reciprocal and ongoing. “I like to have long term relationships with artist” she said. “Instead of following trends, this allows the collaboration to embrace the artist’s own aesthetic and supports them as they develop their voice.”… For tonight’s program Benedetta Capanna is also travelling for the performance; she lives in Italy. Capanna is a dancer and choreographer who has incorporated her intense yoga practice and teaching into her artistic endeavors. She requested local dancer Beth Elkins to perform with her. Elkins, a longtime Pick of the Crop colleague, met Capanna during last summer’s Pick of the Crop training session. Their relationship is representative of the give and take that Gardner fosters. “Benedetta taught many classes that I took… In addition, we performed in a new piece that Elaine Choreographed.” The guest artist will also be participating in this year’s summer intensive, going on through next Friday… Jana Eisenberg, Gusto Buffalo Rising 2005

Summer Dance Opportunities: Pick of the Crop’s Dance Summer Intensive is a two-week workshop for serious dancers ages 12and up interested in concert dance training and performance, and learning from working professionals. Students concentrate on deepening their awareness of their bodies in stillness and in movement, resulting in sharper and clearer technique and stronger stage presence. This year’s visiting faculty include: Colin Connor, former soloist with Jose Limon Dance Company, Debra Noble, member of Los Angeles American Repertory Dance Company, Benedetta Capanna independent dancer, teacher and yoga specialist. The JP Morgan New Moves concert is Pick of the Crop’s annual showcase of superbly talented artists from the Unites States and Europe, made possible by the NY State Dance Force. This year, the Summer Intensive faculty, all concert soloists, will perform their own works. Nichols Today, Late edition June 2005

Pubblico attento, esigente, selezionato e alquanto soddisfatto, allorquando su coreografie moderne e jazz di Roberta Escamilla Garrison, Benedetta Capanna, ed Alice Drudi e con le ponderate ed accattivanti esibizioni della maestra Garrison, della soavemente rampante Benedetta Capanna… si è concluso Nuovi Movimenti Virginia Cacchi, 2004

…assai convincenti, “through the sound” con la snodatissima, dionisiaca Benedetta Capanna in una coreografia forgiata dalla musica di Oscar Bonelli. Rito e mito, il jazz danzato di Roberta Escamilla Garrison e dei suoi ballerini esorcizza spazio e tempo dimostrando (come nel binomio Laura Bellesio e Benedetta Capanna) che la musica jazz è un campo di forza sociale ed artistica definito dalla tensione di diversi momenti fra i quali la figura del singolo componista non è che un “uno”, e non il più importante. Liliana Speranza, L’Attualità 2004

Nozze d’argento di permanenza artistico- professionale in Italia, quest’anno, per la statunitense Roberta Escamilla Garrison… Un’atmosfera cameristica e ugualmente carica di variegati stimoli emozionali attraverso un susseguirsi di dodici mini coreografie, per ogni performance una o due interpreti autrici anche dei passi eseguiti, notevole l’accompagnamento dal vivo sia con strumenti sia con voce. Hanno ballato la stessa Garrison carismatica come è nelle proprie corde, insieme alle sue allieve Maria Laura Ballesio, Benedetta Capanna e Luisa Lazzaro, professioniste navigate che ben s’intonano con la calligrafia elegantemente cinetica ed essenziale della loro grande maestra. Maria Cristina Buttà, Tutto Danza 2004

Oltre alla Garrison -che vi appariva a sessant’anni suonati in uno stato di forma e di lucidità interpretativa assolutamente stupefacente- ne erano protagoniste tre giovani artiste, Maria Laura Ballesio, Benedetta Capanna e Luisa Lazzaro, che entusiasmavano non solo per la loro evidente bravura e sensibilità ma anche per la loro autorevole padronanza di uno stile, appunto quello di ascendenza “modern” divenuto raro da gustare come un celebre vino d’annata e altrettanto prezioso per gli intenditori. Donatella Bertozzi, Balletto Oggi 2004

The much acclaimed Act 1 of Turano’ s Carmen lived up to its high praise. Benedetta Capanna, I-Fang Huang, and Turano embodied Carmen’ s split violent and other times tender. The three women danced with the full power of their long, sinuous, bodies, exerting strength from the tips of their fingers to their toes. Their bodies never seemed to stop moving through Turano’s classic vocabulary that has a hint of Spanish flair. At one moment a leg was powerfully extended and held in the air before dropping the next second into a perfect arabesque…The sharp leaps through the air were perhaps the most powerful statements of personality that showed Carmen’s indignant strength. Turano’s choreography was complimented perfectly by the theatrical performances of Capanna and Huang, making the story of this schizophrenic gypsy come to life… Victoria Yoffie, Show Business 2000

Two Romans-the passionate poet-dancer-choreographer Benedetta Capanna and the endearing actor-director Laura Caparrotti-have joined forces with the fiery dancer-choreographer Nancy Turano in an enticing program of dance-drama presented at henry Street Settlement. Taking on the formidable task of creating a performance piece that artfully integrates dance and poetry, Caparrotti and Capanna have created the ambitious new work “Necklaces”. It depicts two women’s solitary, parallel existences through expressionistic choreography and poems of loneliness… From stage left Caparrotti convincingly speaks the poetic verses, as Capanna fills the right half of the stage with provocative, inspired dancing. The performers succeed in conjuring a compelling emotional landscape fed equally by text and movement… The climax of the piece occurs when the women connect briefly and find joy in togetherness. But their meeting proves to be only a dream. In reality, they discovered, they are alone. This revelatory moment is the natural conclusion of the work, and had the piece ended here “Necklaces” could be considered a triumph… Turano’s contribution to the program is Carmen, a powerfully danced (by Capanna, Turano, Lakey Evans) portrayal of the gypsy heroine. Turano’s Spanish-flavored, contemporary ballet choreography thrillingly displays both the impressive technical skills of the dancers and their glorious expressive abilities. When they approach the downstage edge of the intimate space and glare at us, kick their legs angrily, or aggressively hurl themselves through the air or along the floor, we shudder in fear and awe… Lisa Jo Sagolla, Back Stage 1999

Da una poesia è nato uno spettacolo, da una musica è nata una danza; due giovani artiste italiane a New York hanno presentato l’esperienza delle “vite parallele”… Vite parallele si evolvono. Questo un passo della poesia- simbolo dello spettacolo “Collane”… Partiamo da Millenium project, gruppo di danza guidato dalla coreografa italo- americana Nancy Turano, che ha proposto una diversa visitazione della figura della Carmen…le interpreti, Benedetta Capanna, Nancy Turano, Lakey Evans, perfettamente calate nei ruoli ricoperti, sono senza dubbio il punto di forza di tutto lo spettacolo… Nato dalle poesie della ballerina e poetessa romana Benedetta Capanna, “Collane” è frutto della collaborazione della stessa Capanna con Laura Caparrotti… le poesie di Benedetta Capanna sono state tradotte in inglese da Michael Senno, giovane scrittore italo- americano… Dice l’autrice Benedetta Capanna: ”Tutto lo spettacolo è partito da una poesia- Vite parallele- che ho scritto in un momento di sconforto, pensando alle mie sorelle a Roma, e ricordando i momenti belli trascorsi insieme quando eravamo bambine. Poi, Laura ed io lo abbiamo trasformato in un cammino dentro la mente, dentro di noi”… “Collane” è uno spettacolo ben strutturato grazie ai testi, recitati in inglese e in italiano, e ai movimenti, e alla profonda armonia che regna fra le due bravissime interpreti. Donatella Codonescu, Oggi 7

Benedetta Capanna began stepping carefully among four long fluffy white ropes hanging from the ceiling. Out of the pockets of her leather jacket poured dozens of plastic buttons of all size and colors and then long necklaces and colored chalk. Capanna is clearly a dreamer and her imaginative use of these props was beguiling…the dance-mime side proved to be an interesting visual essay… Dance Attitude 1999

Nancy Turano was joined by the fearlessly over-the-top I-fang Huang, a sensational mover, and Benedetta Capanna, as sensational an actress, in Carmen, choreographed by Ms.Turano to the Bizet score. Maurice Bejart met Pina Baush in this emotionally abandoned trio, performed in appropriately tatty evening gowns by Doris Reves. Jennifer Dunning, The New York Times 1998

Benedetta Capanna danced a frenzied solo in a fierce battle with Turano and I-Fang Huang. The three seemed to be reenacting the vicious knife fight among the cigarette girls that opens Bizet’s opera. Signature movements were upflung arms and deep, wide, working-class pliès…. Capanna took the news fatalistically, her body seeming to say: “I am to die? So be it”. To the thrilling bullfight music, each woman died hard, one after the other… Mae G.Banner, Day and Night 1998

Parkerson and the young dancers Erica Bowen, Benedetta Capanna, Caron Eule, and Julia Gleich mirror the merizing organ sounds with their liquidity curving torsos. When they lean on and support each other, however, their light, lithe bodies remain weightless, never truly collapsing or allowing gravity its victory. Lisa Jo Sagolla, Back Stage 1998

…They were joined by Benedetta Capanna, Katherine Nauman and some movable frames on rollers in “Surroundings”. The frames could be joined together to resemble rooms, or they could seem to be windows through which one could gaze upon strangers… the piece was based upon a solid formal structure… That was also true of “Figure” in which Ms.Capanna and Ms. Nauman were shrouded in veils that made them ghostly figures. Their duet turned into an ingenious, if protracted, game of peekaboo as they let their heads rise into view above the fabric and their limbs grow dimly visible or fade away inside it. Jack Anderson, New York Times 1997

Quante sorprese in quel giardino… Brave le ballerine, specie Benedetta Capanna che ha dato prova di talento e forte presenza scenica. Maria Politano 1997, America Oggi, 1997

Quanti fiori in quel giardino, messa in scena a Manhattan “Il giardino” di Tartamella, originale opera prima con regia, recitazione e danza tutte italiane… E’ piaciuta molto la danza di Benedetta Capanna, come il suo corpo, attraverso movimenti ben definiti, ha rappresentato la quiete, l’accettazione e poi la frustrazione e il dolore. “Ho apprezzato come Laura abbia riunito diverse energie” ci ha dichiarato la giovane ballerina “Finalmente mi sono trovata in grado di esprimermi, di affermare le mie opinioni, cosa che in Italia non è possibile. Là ho lavorato con registi indipendenti, ma il clima non era mai così piacevole e rilassante come in questo caso. Per la mia parte ho cercato di guardare prima gli attori perché amo lavorare con loro, amo l’azione e spero di continuare questa esperienza teatrale”. Cosa ne pensi del soggetto? ”Ho trovato il testo semplice ma diretto e profondo, così non è stato difficile trovare le emozioni per interpretarlo”. “Il giardino” è stato un bell’esempio di entusiasmo del nuovo teatro italiano. Maria Politano, Oggi7, 1997

Applausi a scena aperta per lo spettacolo del regista napoletano… Una Danza sensuale che intreccia l’immaginario onirico infantile e la cultura popolare napoletana… Il sogno sembra così il sogno di Ippolita… un sogno liberatorio nel luogo della libertà per eccellenza, il bosco, dove lei può esorcizzare il timore del grande passo. Ed è infatti la stessa attrice, la statuaria Benedetta Capanna, a impersonare l’amazzone promessa sposa e Titania, la regina delle fate… Daniela Bruna Adami 1995

Oberon e Titania, padroni del bosco divengono creature splendide, ma deformate da voci strazianti; caldissima, cupa, quella di Oberon, stridula, metallica, da vecchia strega, più che da deliziosa fata, quella di Titania… Va detto che è molto difficile ridurre in parole le sensazioni che il lavoro crea nello spettatore, perché diremmo che si tratta di uno spettacolo di suggestioni, dove la parola, che pure c’è, perde un po’ la sua forza originale e si smarrisce negli infiniti quadri, dai quali non mancano dei riferimenti metafisici…. Vediamo gli interpreti: bellissimo l’Oberon di Dimitri Courteau, come affascinante è Benedetta Capanna (Ippolita-Titania). Laura Mansini, Alto Adige 1995

Questa la bellezza del progetto: una resa mirabile, raffinata e sempre equilibrata di uno spettacolo che è “totale”. Un plauso speciale in particolare agli ottimi Massimo Camilloni e Benedetta Capanna, suggestivi Oberon e Titania, costretti ad arte ad un effetto di harmonizer che li rende squisitamente distanti dagli uomini. Barbara Gizzi, Paese Sera 1994

Tato Russo, poeta-regista-attore, nelle vesti di Zeppola, e Benedetta Capanna, che interpreta Titania, la donna che si innamora di lui, sono gli applauditissimi protagonisti della commedia di William Shakespeare “Sogno di una notte di mezza estate”, mesa in scena al teatro nazionale di Milano. Uno spettacolo da vedere e da applaudire, anche quando può apparire sconcertante. Tutti bravi gli interpreti… Tato Russo ha riservato a sé la parte di Zeppola, l’uomo asino di cui si innamora Titania, alla quale presta la propria figura la coinvolgente Benedetta Capanna. Giuseppe Greco, Gente 1994