Mathematics of resonant bodies


THE MATHEMATICS OF RESONANT BODIES (prima parte) (2011)

Coreografia: Benedetta Capanna
Danzatori: Benedetta Capanna, Stefano Fardelli
Musica di: John Luther Adams
Video: Mauro Raponi
Foto: Alessia Cerqua
Costumi realizzati da Paola Bonesso

The Mathematics of resonant bodies è stato prodotto con il contributo di 369GRADI, CORE, MINIGYM.
Si ringrazia Maria Strova e l’associazione culturale Onphalos per aver dato a disposizione il Teatro del Respiro per le riprese del video.

The Mathematics of resonant bodies”, di John Luther Adams è una composizione di 70 minuti, in otto movimenti, nella quale si susseguono una serie di cambiamenti di ritmi, tessiture e toni.
Ma è in realtà un lavoro costruito nel silenzio, che non solo si trova sotto il suono, ma che irrompe e si insinua attraverso tutto il lavoro.
In questa occasione ne saranno presentate solo quattro sezioni Burst, Rumble, Shimmer e Roar. I due danzatori attraversano e sono attraversati da questo spazio musicale fatto di silenzio e di ritmi, di buio e di luce, come la vita. E questo cambio di tessiture diventa rappresentativo della continua trasformazione del mondo tangibile e della continua trasformazione dell’essere umano e quindi del suo relazionarsi con l’altro. Nascono delle danze, come danzano le emozioni e gli avvenimenti della vita, una incatenata all’altra, tangibili e illusorie. Ogni brano è solo apparentemente un episodio a sé stante, una piccola storia che risuona nello spazio e nei corpi dei danzatori, una piccola nascita e una piccola morte. Ma come nello scorrere di un fiume, non c’è fine, ma partecipazione alla ciclicità della vita, e allo svolgersi della storia dell’universo. Due corpi, due vite, due anime, due cuori, che interagiscono e risuonano nella matematica del ritmo dell’esistenza, alla ricerca di assaporare quel silenzio che ne è la sorgente.
In Burst tutto è questione di pochi attimi, intensi e sottili … Il quotidiano rotto da un incontro casuale ma inevitabile. Per qualche istante due vite si intrecciano,  diventano intime, per poi separarsi con la stessa disinvoltura subito dopo. Casualità e inevitabilità … E lo stupore, quel “chissà e perché” che accompagnerà il ricordo di quell’unica occasione. Si va con Rumble nella solitudine quotidiana, due solitudine parallele, due vite che pur lisciandosi non si incontrano mai, non si toccano e non si guardano. Due bottiglie che galleggiano nell’acqua. Non hanno un messaggio dentro sé, ma la vita… Due piccoli mondi ovattati a confronto. Due anime che si spezzano, frazionano, rotolano e corrono insieme ai loro ricordi, alle paure, ai disappunti stanche dei rumori e delle parole inutili. Ma una solitudine che va esaurendosi come tutto nell’esistenza e che poi porta a riconoscere altro fuori da sé, ma anche parte di sé, e che si completa in Shimmer. Una danza che riporta all’unità ciò che sembrava separato. Una danza che riecheggia elementi sciamanici. Nataraja o Nataraj è il Signore della Danza, Shiva il danzatore cosmico che attraverso la sua divina danza crea e distrugge il mondo. Le due forme più comuni della danza di Shiva sono Lasya (la forma gentile di danza, associata alla creazione) e Tandava (la danza violenta e pericolosa) associata alla distruzione. Femminile e maschile si incontrano in un abbraccio, complementari l’una con l’altro. Due corpi collegati dai reni, organi simbolo della sessualità ma anche della sopravvivenza. Un incontro ancestrale che diventa poi consapevolezza in Rumble. Qui c’è il semplice guardarsi negli occhi, riconoscersi specchio l’uno dell’altra, il non dover fare e aggiungere nulla. Mentre i due corpi vanno verso il silenzio e la stasi, rimarranno le ombre e le impressioni delle loro vite in un muro, i samskara, a riecheggiare nello spazio, fino alla loro naturale conclusione.