LA PRATICA NEL MIO QUOTIDIANO
Immergendomi nella fluidità interna che tutto integra, per alcuni istanti vivo l’esperienza della trasparenza.
Il corpo è come l’argine di un fiume: conduce il movimento, dolcemente, senza bloccarlo.
O fuggi del tutto gli uomini oppure prenditi gioco del mondo e degli uomini, facendoti folle in molte cose.
Sant’Atanasio
Il Silenzio può raggiungere una pienezza di colori sbalorditiva…
Il Silenzio è fatto di sussurri e di esplosioni.
E’ un filo che mi tira verso la fessura del mio cuore profondo.
L’asana mi porta a sentire ogni volta una nuova piccola parte, inaspettata, che poi si integra nell’unità. Non è un processo verso l’esterno, ma verso l’interno, nell’intimo del mio essere, che poi non ha dimensioni. La mia casa, oltre la scorsa
Il problema è che pensiamo che “Io” sto facendo il sadhana. E’ Lui che lo fa ed è la Sua Grazia che ci chiede di farlo.
Anandamayee Ma, dal libro “La morte deve morire”
In un asana c’è un mondo… un nuovo mondo ogni giorno, perché noi siamo sempre nuovi ed eternamente in divenire.
Ed è in questo divenire che troviamo la nostra poesia, la nostra intelligenza, la nostra sensibilità e verità.
Partire dal presupposto di “fare l’asana” ci leva la magia di stupirci e la magia di conoscere noi stessi… non dobbiamo fare, ma farci inglobare dal sentire e dal frutto del nostro percepire. Non vogliamo capire, perché il capire alimenta il nostro orgoglio e la presunzione… Il fare e il sapere anticipano un risultato, e dietro ciò giace un’aspettativa… L’essere e l’ascolto ci lasciano invece aperti a ciò che spontaneamente deve accadere, ora e qui.
Essere affamati del sentirsi e del conoscersi secondo me rende la pratica un’esperienza unica e vera ogni giorno. Essere schiavi del risultato non ci permette di essere integri, unificati in noi stessi, perché andremo sempre a cozzare con dei nostri limiti fisici, emozionali, mentali… L’integrità, l’armonia, il senso di pienezza dovrebbero essere gli unici obbiettivi da porci almeno all’inizio.
Allora l’asana diventa esperienza meditativa… allora l’asana acquisterà stabilità e leggerezza… allora l’asana sarà lezione per il quotidiano, perché quell’atteggiamento lo ritroveremo pian piano nel nostro vivere.
Stamattina mi ha ripetuto di eliminare tutti i pensieri che mi disturbano. Io ho detto:” Non devo entrare in un problema quando si presenta?” E Lei: “No, lascialo perdere. Quando leggi un libro non conosci tutta la storia finchè non l’hai finito, così qualunque cosa tu adesso non comprendi, aspetta e vedrai in seguito come va a finire.”
Atmananda racconta di Anandamayee Ma, dal libro “La morte deve morire”

- piedi di Anandamayee Ma
Le mani si sciolgono in brividi caldi, poi le spalle e il cuore.
C’è qualcosa che si sgretola dentro…
La polvere diventa luce che si sparge di fronte agli occhi chiusi.
Sappiate bene dove siete e vedete con chiarezza dove volete andare. Tracciate una linea diritta tra i due punti e seguitela senza desistere.
Shri T.Krishnamacharya
Come posso liberare il respiro finchè non sono consapevole del mio collo e che il collo fa parte della mia spina dorsale? E come posso sentire il mio collo se non sento che la mia spina dorsale nasce dal bacino, e che i piedi accolgono il peso, senza tensioni alle caviglie? Pensiamo sempre che siamo noi a dover tenere diritta la schiena e la spina dorsale con volontà e sforzo. Sento invece che se percepiamo che la nostra spina dorsale ci sostiene e ci integriamo in essa, scarichiamo molte tensioni, dalle anche, dai piedi e dal collo. Ogni giorno a lezione le persone arrivano con tanti blocchi in questi punti e soprattutto nel collo. Questa è una parte tanto delicata e spesso le cose più sono fragili più sono belle. Se non sono consapevole del mio collo e del mio respiro in esso, come posso poi integrare il respiro al movimento (come nel saluto al sole)?
Il respiro non deve neanche essere integrato. Il respiro è già in noi… esiste e ci sostiene… dobbiamo darci la grande opportunità di sentirlo, di accettarlo, di accoglierlo. Come il cibo va annusato,assaggiato, gustato… così è il respiro… allora ci daremo la grande possibilità di essere Yoga e di non fare Yoga.
Essere in Unione con corpo, mente e respiro.
“Se mi abbandono a ciò che arriva, è più facile; ma com’è difficile rinunciare alla volontà.”
Atmananda dal libro “la morte deve morire”

- monaca in preghiera nel tempio buddista
La lezione di yoga sta diventando quasi un intrattenimento negli ultimi tempi. E in questo gioco sono coinvolti studenti ed insegnanti. Presi dal fare, dall’ossessivo apparire, dal fitness e dalla moda, stiamo portando questo atteggiamento nella pratica, nella lezione, nell’approcciarci allo Yoga, invece che farci trasformare da questa scienza. Lo Yoga infatti è sempre stato considerato non solo una disciplina, ma una Scienza ed un’Arte, l’Arte del Vivere, uno stile di vita. Ora invece sempre più spesso lo si pratica perchè un “must”, e fa stile, tendenza.
Nella lezione di Yoga non dobbiamo né intrattenerci, né intrattenere, ma ritrovare il gusto di farci sorprendere da noi stessi, di meravigliarci di noi stessi.
Non è importante cosa facciamo, o la difficoltà di ciò che stiamo facendo; è essenziale percepire qualcosa di noi, toccarci, scoprirci nella nostra infinità.
Nella pratica dobbiamo farci irrigare dalla consapevolezza.
La conoscenza classifica, struttura, etichetta, mentre la consapevolezza accetta, integra ed unisce.
La rinuncia significa abbandonare l’idea di separazione, non abbandonare le cose.
dal libro “la morte deve morire”
Nel respiro tace il mio corpo e scivolano le emozioni e i pensieri.
Il mio essere è come una piscina nella quale tuffarmi…
La densità nella quale mi muovo è forse la densa pienezza di Dio…
Riposo nel silenzio che filtra ogni cosa.

