Recensioni
Ancora un successo di pubblico e di numeri per la mostra Gunther Von Hagens’BODY WORLDS – Il vero mondo del corpo umano che, nella serata di ieri, 30 gennaio 2012, per festeggiare la proroga dell’esposizione italiana fino al 31 marzo, ha regalato al pubblico THE ARTISTS’NIGHT. La notte bianca dedicata alle arti contemporanee e la meraviglia del corpo umano ha coinvolto molti giovani artisti e performer, anche professionisti... Nel corso della serata, in collaborazione con lo IALS (Istituto Addestramento Lavoratori Spettacolo), alcune performance di danza hanno offerto al pubblico un ulteriore modo di conoscere e apprezzare le innumerevoli potenzialità espressive del corpo: dalla break dance degli allievi del maestro Fabio Geloso, al balletto classico curato dalla danzatrice Mariella Castelli, alla danza orientale di Amal Loulidi, alle coreografie contemporanee proposte dalla compagnia Excursus e dalla danzatrice Benedetta Capanna con Stefano Fardelli, alla danza butoh.
Funweek , città in movimento
L’improvvisazione nella danza come espressione dell’ incontro creativo. Il gioco delle differenze è il tema centrale del progetto organizzato da artisti, danzatori, musicisti suggerisce interessanti spunti creativi. Un dono al Giappone, un concreto esempio di ciò che da qualità ad una ricerca artistica. La serata ricostruisce un momento di condivisione importante attraverso la collaborazione di arte visiva e danza contemporanea , promossa con l’obbiettivo di devolvere in beneficenza il ricavato alla croce rossa. La qualità di un’azione che ha avuto modo di realizzarsi grazie all’obbiettivo di creare una rete organizzando un evento nato con l’aiuto di tutti i partecipanti. ExpoLive project ha curato l’evento ideato da Benedetta Capanna insieme a Claudio Toscani, che hanno creato insieme all’arte e alla danza una presenza solidale umana. La capacità di riportare l’attenzione sull’ enorme catastrofe che ha travolto il Giappone, ha creato una sinergia tra il pubblico e gli artisti che si sono ritrovati a sentirsi in accordo con la finalità del progetto Art For Japan, HARA NO YO ’11, risvegliando in sé un ascolto autentico , portatore di un respiro comune…. Benedetta mi racconta la sua idea per Art for Japan: “La serata è nata da uno scambio di email con una mia amica giapponese di Tokio; Nayo Takasaki, anche lei coreografa, con la quale ho lavorato in diversi spettacoli quando vivevamo entrambe a N.Y. Nella sua lettera, dove ovviamente veniva fuori la preoccupazione e l’ansia per la catastrofe accaduta e l’incubo nucleare, mi colpirono le sue parole, mi scrisse cioè che da quel giorno in poi, avrebbe voluto vivere esclusivamente per aiutare le vittime di quella immensa catastrofe. Per me l’arte deve portare assieme, deve avere una valenza di aggregazione. Casualità due giorni dopo, alla manifestazione per i tagli al Fus dei danzatori sotto al parlamento, ho incontrato tutte le persone alle quali avevo pensato e con le quali avrei voluto condividere quest’esperienza; tutti performers e con tanta esperienza alle spalle che stimo artisticamente ma che trovo meravigliosi anche umanamente e per me questo è un fatto indispensabile. E ho subito avuto la loro adesione”. Ecco i nomi dei danzatori: Benedetta Capanna, Fabio Ciccalè, Luisa Lazzaro, Gea Lucetti, Beatrice Magalotti, Giordano Novielli, Marco Ubaldi, Sara Simeoni. La realizzazione del lavoro coreografico basato sull’improvvisazione si apre con Frequenze#2 impro-cubo di Rubik danzato da Benedetta Capanna. Un entrare nello sguardo dell’altro attraverso le geometrie dello spazio in proporzione allo spazio corpo… Nei corpi che esprimono il loro dolore e la loro gioia di comprendere e attuare una scelta di responsabilità della propria espressione nascono dei duetti e delle singole danze forti della propria libertà nell’interpretare un’ argomento duro come quello della tragedia, accompagnando lo spettatore in un mondo poliedrico e multi espressivo in cui potersi nutrire. La danza si forma in funzione del suono ed il movimento suggerisce alla musica stessa una danza su partitura. Nasce da qui l’improvvisazione come atto al di fuori dell’omologazione e dell’abitudine meccanica, unita alla sensazione comune del pubblico si sentirsi parte di un insieme, di aver assaporato un esperienza unica. Emergono memorie e si rivive uno spazio come risultato di una collettività che comunica e vuole esprimersi per conoscere l’altro da sé.
l’articolo completo si trova http://www.livecity.it/2011/04/30/reportage-art-for-japan-evento-di-arti-visive-musica-teatro-e-danza-alla-locanda-atlantide-del-27-aprile/
Livecity.it, 2011 (Antonella Caione)
CoRRispondenze: nuovo weekend sulle punte. Ricco il calendario allestito nello spazio performativo multidisciplnare “Agorà”. Per la sezione Contemporanea Danza Autoriale protagonista di sabato sera alle ore 21:00 è invece da Roma la compagnia Benedetta Capanna che presenta Never to be anywhere but here tratto dalla produzione Nello Spazio Bianco del mio tempo con le coreografie e la danza della stessa Benedetta Capanna su musiche di T.Takemitsu, A.Part, B.Lew. Si tratta di una coreografia ispirata a “White Space” di Paul Auster, in cui viene affrontato il tema della caduta nel tempo, nella sua pienezza, nel qui e nell’ora, quando il tempo cancella il suo ossessivo scorrere. dall’esigenza di riempire il tempo perduto e ritrovare i frammenti sprasi del proprio essere, si passa al silenzio, nella dolce sospensione della vita, dove si incontrano profondità e leggerezza, e dove tutto si scioglie, e tutto si perdona.
La Voce, 2011
Alla scoperta di Cèline e delle sue contraddittorie radici… L’allestimento vuol essere un’esplorazione cupa della natura umana e delle miserie quotidiane, dove la misantropia dello scrittore sembra essere costantemente ravvivata da un acuto,speculare cinismo. Due fini dicitori, Daniela Stanga e Lo Presti, leggono aforismi e brani di Pamphlet, evidenziando un continuo mischiarsi di linguaggio popolare ed erudito intercalato di “sconcezze genitali” sature di iperpoli ed ellissi. Mentre al centro scena la danzatrice Benedetta Capanna costruisce sinuose movenze di braccia, torsioni e gambe che in sincrono scandiscono il ritmo omologo suggerito dai suoni gravi e profondi del contrabbasso solista Roberto Bellatalla.
A essere di-svelate in questa onirica partitura a due voci, coadiuvate dalla performance danzata, sono le molteplici sfaccettature di identità e ambiguità scritturale dei pensieri di Céline sulle falsità dei buoni sentimenti borghesi, l’ipocrisia, la mediocrità del conformismo e l’omologazione di una cultura impoverita di ogni riflessione critica. Per il suo stile e i suoi burrascosi trascorsi ideologici e politici, lo scrittore continua a spaccare in due il fronte della critica nazionale e internazionale, provocando infinite e violente polemiche, ma anche curiose convergenze di opinione…
Prolungati applausi agli eccellenti interpreti.
Vincenzo Sanfilippo, Scenario 2011
Partitura per un massacro. Appassionante Céline.
Ferdinand Céline è una voce scomoda, un lama cinica che incide e squarta senza mezzi termini i luoghi comuni del perbenismo, forse l’unico aspetto della società moderna che non è mai cambiato, dagli anni in cui visse Céline fino ad oggi. Per questo, la rilettura di un autore come lo spigoloso francese, risulta assolutamente attuale e quanto mai appropriata.
Due voci, un contrabbassista e un corpo sinuoso di ballerina sono la scena per i testi di Céline e le sue rielaborazioni in Una partitura per un massacro al Nuovo Colosseo. Le voci di Ubaldo lo Presti e di Daniela Stanga, accompagnate, a volte “infastidite”, dal contrabbasso di Roberta Bellatalla, il tutto seguito come da un ombra danzante, Benedetta Capanna.
Non è certo facile capire e amare Céline, lui stesso non avrebbe voluto essere amato, lui che “cacava critici”, lui che del sentimento faceva l’incipit della bruttura della vita; Ferdinand Céline era però indubbiamente un profondo conoscitore dei gangli dell’esistenza, quella vera, quella che in pochi si prendono l’onere di raccontare, di sviscerare. Eppure questo lavoro sporco andava fatto, il cliché dolciastro di un buonismo dilagante di ogni buona società si liquefa nel linguaggio del narratore francese, che vuole scioccare, scuotere e percuotere gli animi assopiti…
La performance dei quattro sul palco è assolutamente intensa, un’ora veloce che è una sberla a tutto quel che siamo, critici, spettatori, uomini; la voce di Céline contro tutto il mondo, lui che sapeva di avere ragione anche contro tutti, è qui ben riportata con misurata passione e spregiudicata ispirazione.
Francesco Anzelmo, Fuori le mura 2011
La misticanza è un insieme di verdure. Per essere buona, occorre che le verdure siano sempre nuove, fresche, in accordo con la stagione. Misticanza è un insieme di idee, di esperienze, di talenti. Ad animarlo, un gruppo di giovani professionisti nel campo dello spettacolo e delle arti visive, Riccardo Floris, Carolina Levi, Maria Elena Minuto, Francesca Morgantini, Rosa Sironi, partiti ciascuno da una specifica formazione tecnica e artistica ma poi insieme spinti dalla volontà di stabilire un dialogo vivo e dinamico tra danza, teatro, musica ed arte, in accordo con la necessità di creare uno scambio diretto e partecipe con il territorio che li ospita: quello di San casciano dei Bagni.
Qui è nato il Festival delle arti Misticanza, quest’anno alla sua seconda edizione dopo il successo ottenuto nel 2009, che lo ha lanciato come atteso appuntamento fisso e continuativo all’interno della stagione culturale del comune, e che gli ha permesso di meritare il sostegno della provincia di Siena. Misticanza 010 si tiene dal 3 al 5 settembre e si disloca quest’anno anche nella frazione di Palazzone… A sostenere la grande letteratura tanto italiana quanto straniera, due appuntamenti della data di chiusura: il primo liberamente ispirato a Paul Auster dal titolo Nello spazio bianco del mio tempo di e con Benedetta Capanna, e il secondo L’Anima innamorata, una lettura tratta da alcuni scritti di Alda Merini, con Valentina Chico e Chiara Tomarelli.
Inside Art- mensile di arte contemporanea e cultura
Grazie al progetto “Residenze Creative 2010″ proposto ai giovani autori dallo Spazio Duncan 3.0, Benedetta Capanna, danzatrice di notevole talento, ora alle prove col cimento della coreografia, ha creato due assoli Avanzo un piede dopo l’altro e Non essere mai altrove che qui, raccolti sotto l’unico titolo Nello Spazio Bianco del mio tempo e liberamente ispirato a White Spaces di Paul Auster il celebre autore di Trilogia di New York.
Il Messaggero 2010
Il 20-21-marzo, alle ore 21 si terrà al Duncan 3.0, via anassimandro 15 (Roma-zona Pigneto), spazio performativo per le arti contemporanee, lo spettacolo “Nello Spazio Bianco Del Mio Tempo”, liberamente ispirato all’opera “White Spaces” del poeta e scrittore statunitense Paul Austercoreografia e Performance di Benedetta Capanna.Due assoli, due fili che la danzatrice Benedetta Capanna tende per tracciare il percorso emotivo ed appassionato di chi cerca, vive il cambiamento, percepisce e si percepisce in equilibrio tra leggerezza e profondità.Avanzo un piede dopo l’altro e Non essere mai altrove che qui sono le due traiettorie, i due segni che l’artista romana lascia nello spazio bianco del tempo.I Costumi per entrambe le performance sono a cura di Paola Bonesso. Realizzato nell’ambito del progetto “Residenze Creative 2010” che Duncan 3.0 porta avanti per valorizzare e dare spazio alle idee più interessanti ed innovative nel campo dell’arte contemporanea.
Arte Globale e Abitare a Roma, blog 2010
Serata all’insegna della danza e della musica…”In riva al silenzio azzurro” della coreografa Benedetta Capanna. Sulle musiche di Oscar Bonelli – eseguite rigorosamente dal vivo… Un ora all’insegna della musica come espressione di arte e come manifestazione delle emozioni attraverso la mimica facciale, gestuale e soprattutto del corpo. Il tutto finalizzato alla rappresentazione del pensiero della coreografa. “Guardo il mondo come fossi seduta su una spiaggia… muta di fronte all’immenso silenzio azzurro… muta… colpita dall’ansia e dal sottile terrore dell’incertezza… muta nel mio essere vittima e carnefice, e testimone di una realtà troppo grande da decifrare… muta di fronte all’infantile amore che in ogni caso provo per questo oggi perfettamente sgangherato.”… Movimenti sinuosi e difficili sono stati eseguiti con una naturalezza straordinaria. La danza come liberazione della vena più artistica che ognuno possiede e che, seguendo la musica, si esprime al massimo: laddove le parole non riescono ad esprimere un pensiero, un concetto o un’idea, subentra la musica che armonizza l’ambiente circostante con il corpo delle danzatrici, rendendo chiaro e nitido il pensiero, il concetto o l’idea.
Laura Rocca, Fuori le Mura 2006
Gianicolo Danza: «Didjeridu, l’ albero che canta» A FontanonEstate di scena la danza con due brevi coreografie di Benedetta Capanna: «Dialoghi» e «Didjeridu, l albero che canta». Gli interpreti sono Oscar Bonelli e Benedetta Capanna; Daria Rossi Poisa al violoncello, musiche di Oscar Bonelli. «La danza è come la scheggia di un vetro rotto – spiega la coreografa -, riflette le immagini frastagliate di ciò che il suo limitato spazio può rimandare, riflette ciò che sperimentiamo nel corpo. Il naturale scorrere del movimento, il respirare affannato o ritmico». Nella seconda parte elementi naturali si uniscono al percorso musicale. I didjeridu riproducono i suoni delle foreste e i versi degli animali, il canto femminile e quello maschile si incrociano riproponendo il gioco della vita.
Corriere della Sera, 2006
Questo il titolo di una particolare ed interessante manifestazione che si terrà nella nostra città il prossimo 25 agosto in Piazza Mayer Ross organizzato dall’associazione culturale Looms, in collaborazione con la webzine musicale italiana Musicletter.it. L’evento di musica e danza avrà come protagonisti Daria Rossi Poisa (violoncello), Oscar Bonelli (Strumenti Tibetani) e Benedetta Capanna (danza). Nel corso dell’esibizione i musicisti – viene evidenziato dagli organizzatori – creeranno sonorità esotiche che trasporteranno gli spettatori in sogni geografici ad ampio raggio, così come le coreografie delle danze li accompagnano verso viaggi nello spazio e nel tempo”. Questo gruppo di artisti nasce dall’incontro fortuito, come spesso accade nel campo dell’arte, dei musicisti con la riflessiva Benedetta Capanna che, tornata in Italia dopo anni dagli Stati Uniti, si propone con uno stile inconfondibile ed una tecnica sapiente, un genere del tutto originale: la Yogadanza”. Particolare interessante è che i brani musicali sono creati durante il concerto e la musica è una sorta di lunga meditazione asiatica o di richiami tribali africani. L’Oriente e l’Africa sono i due poli ispiratori sui quali ruota la musica del gruppo e lo stesso si può dire per la danza.
Il Tempo, 2006
Le sue coreografie hanno origine nella lettura – l’ultima era ispirata alla poesia di Pablo Neruda- o nella contemplatività del mondo orientale, e sono intrise di una spiritualità indefinita e sfuggente, suggerita dalle sonorità di Bonelli ed effuse dai suoi gesti morbidi che sembrano prolungarsi nello spazio…
Paola Pariset, Il Tempo 2006
Nella notte di inizio estate Palazzo Barberini si trasforma in teatro con Daniela Terreri che, sulle melodie di Enzo De Rosa, i ritmi di strumenti antichi, docili nelle mani del percussionista Oscar Bonelli e le provocazioni della danzatrice Benedetta Capanna, offre un’interpretazione delle liriche di Corrado Calabrò, così forte da suscitare nel selezionatissimo parterre di ospiti emozioni irripetibili. Grazie alla sua interpretazione duttile, sensibile, sensuale, ancora una volta la poesia di Corrado Calabrò diventa protagonista.
Il Tempo, 2005
Tonight, Pick of the Crop Dance presents “New Moves 2005”, the company’s eight annual summer dance showcase. Elaine Gardner, artistic director, has invited four choreographers and dancer to take part in the performance. Gardner feels that choreography by nature is reciprocal and ongoing. “I like to have long term relationships with artist” she said. “Instead of following trends, this allows the collaboration to embrace the artist’s own aesthetic and supports them as they develop their voice.”… For tonight’s program Benedetta Capanna is also travelling for the performance; she lives in Italy. Capanna is a dancer and choreographer who has incorporated her intense yoga practice and teaching into her artistic endeavors. She requested local dancer Beth Elkins to perform with her.
Elkins, a longtime Pick of the Crop colleague, met Capanna during last summer’s Pick of the Crop training session. Their relationship is representative of the give and take that Gardner fosters. “Benedetta taught many classes that I took… In addition, we performed in a new piece that Elaine Choreographed.”
The guest artist will also be participating in this year’s summer intensive, going on through next Friday…
Jana Eisenberg, Gusto Buffalo Rising 2005
Summer Dance Opportunities: Pick of the Crop’s Dance Summer Intensive is a two-week workshop for serious dancers ages 12and up interested in concert dance training and performance, and learning from working professionals. Students concentrate on deepening their awareness of their bodies in stillness and in movement, resulting in sharper and clearer technique and stronger stage presence. This year’s visiting faculty include: Colin Connor, former soloist with Jose Limon Dance Company, Debra Noble, member of Los Angeles American Repertory Dance Company, Benedetta Capanna independent dancer, teacher and yoga specialist. The JP Morgan New Moves concert is Pick of the Crop’s annual showcase of superbly talented artists from the Unites States and Europe, made possible by the NY State Dance Force. This year, the Summer Intensive faculty, all concert soloists, will perform their own works.
Nichols Today, Late edition June 2005

- Stato di grazia, foto di Paolo Porto
Pubblico attento, esigente, selezionato e alquanto soddisfatto, allorquando su coreografie moderne e jazz di Roberta Escamilla Garrison, Benedetta Capanna, ed Alice Drudi e con le ponderate ed accattivanti esibizioni della maestra Garrison, della soavemente rampante Benedetta Capanna… si è concluso Nuovi Movimenti
Virginia Cacchi, 2004
…assai convincenti, “through the sound” con la snodatissima, dionisiaca Benedetta Capanna in una coreografia forgiata dalla musica di Oscar Bonelli. Rito e mito, il jazz danzato di Roberta Escamilla Garrison e dei suoi ballerini esorcizza spazio e tempo dimostrando (come nel binomio Laura Bellesio e Benedetta Capanna) che la musica jazz è un campo di forza sociale ed artistica definito dalla tensione di diversi momenti fra i quali la figura del singolo componista non è che un “uno”, e non il più importante.
Liliana Speranza, L’Attualità 2004
Nozze d’argento di permanenza artistico- professionale in Italia, quest’anno, per la statunitense Roberta Escamilla Garrison… Un’atmosfera cameristica e ugualmente carica di variegati stimoli emozionali attraverso un susseguirsi di dodici mini coreografie, per ogni performance una o due interpreti autrici anche dei passi eseguiti, notevole l’accompagnamento dal vivo sia con strumenti sia con voce. Hanno ballato la stessa Garrison carismatica come è nelle proprie corde, insieme alle sue allieve Maria Laura Ballesio, Benedetta Capanna e Luisa Lazzaro, professioniste navigate che ben s’intonano con la calligrafia elegantemente cinetica ed essenziale della loro grande maestra.
Maria Cristina Buttà, Tutto Danza 2004
Oltre alla Garrison -che vi appariva a sessant’anni suonati in uno stato di forma e di lucidità interpretativa assolutamente stupefacente- ne erano protagoniste tre giovani artiste, Maria Laura Ballesio, Benedetta Capanna e Luisa Lazzaro, che entusiasmavano non solo per la loro evidente bravura e sensibilità ma anche per la loro autorevole padronanza di uno stile, appunto quello di ascendenza “modern” divenuto raro da gustare come un celebre vino d’annata e altrettanto prezioso per gli intenditori.
Donatella Bertozzi, Balletto Oggi 2004
The much acclaimed Act 1 of Turano’ s Carmen lived up to its high praise. Benedetta Capanna, I-Fang Huang, and Turano embodied Carmen’ s split violent and other times tender. The three women danced with the full power of their long, sinuous, bodies, exerting strength from the tips of their fingers to their toes. Their bodies never seemed to stop moving through Turano’s classic vocabulary that has a hint of Spanish flair. At one moment a leg was powerfully extended and held in the air before dropping the next second into a perfect arabesque…The sharp leaps through the air were perhaps the most powerful statements of personality that showed Carmen’s indignant strength. Turano’s choreography was complimented perfectly by the theatrical performances of Capanna and Huang, making the story of this schizophrenic gypsy come to life…
Victoria Yoffie, Show Business 2000
Two Romans-the passionate poet-dancer-choreographer Benedetta Capanna and the endearing actor-director Laura Caparrotti-have joined forces with the fiery dancer-choreographer Nancy Turano in an enticing program of dance-drama presented at henry Street Settlement.
Taking on the formidable task of creating a performance piece that artfully integrates dance and poetry, Caparrotti and Capanna have created the ambitious new work “Necklaces”. It depicts two women’s solitary, parallel existences through expressionistic choreography and poems of loneliness…
From stage left Caparrotti convincingly speaks the poetic verses, as Capanna fills the right half of the stage with provocative, inspired dancing. The performers succeed in conjuring a compelling emotional landscape fed equally by text and movement… The climax of the piece occurs when the women connect briefly and find joy in togetherness. But their meeting proves to be only a dream. In reality, they discovered, they are alone. This revelatory moment is the natural conclusion of the work, and had the piece ended here “Necklaces” could be considered a triumph…
Turano’s contribution to the program is Carmen, a powerfully danced (by Capanna, Turano, Lakey Evans) portrayal of the gypsy heroine. Turano’s Spanish-flavored, contemporary ballet choreography thrillingly displays both the impressive technical skills of the dancers and their glorious expressive abilities. When they approach the downstage edge of the intimate space and glare at us, kick their legs angrily, or aggressively hurl themselves through the air or along the floor, we shudder in fear and awe…
Lisa Jo Sagolla, Back Stage 1999
Da una poesia è nato uno spettacolo, da una musica è nata una danza; due giovani artiste italiane a New York hanno presentato l’esperienza delle “vite parallele”… Vite parallele si evolvono. Questo un passo della poesia- simbolo dello spettacolo “Collane”… Partiamo da Millenium project, gruppo di danza guidato dalla coreografa italo- americana Nancy Turano, che ha proposto una diversa visitazione della figura della Carmen…le interpreti, Benedetta Capanna, Nancy Turano, Lakey Evans, perfettamente calate nei ruoli ricoperti, sono senza dubbio il punto di forza di tutto lo spettacolo…
Nato dalle poesie della ballerina e poetessa romana Benedetta Capanna, “Collane” è frutto della collaborazione della stessa Capanna con Laura Caparrotti… le poesie di Benedetta Capanna sono state tradotte in inglese da Michael Senno, giovane scrittore italo- americano… Dice l’autrice Benedetta Capanna: ”Tutto lo spettacolo è partito da una poesia- Vite parallele- che ho scritto in un momento di sconforto, pensando alle mie sorelle a Roma, e ricordando i momenti belli trascorsi insieme quando eravamo bambine. Poi, Laura ed io lo abbiamo trasformato in un cammino dentro la mente, dentro di noi”… “Collane” è uno spettacolo ben strutturato grazie ai testi, recitati in inglese e in italiano, e ai movimenti, e alla profonda armonia che regna fra le due bravissime interpreti.
Donatella Codonescu, Oggi 7

- Stato di Grazia, foto di Paolo Porto
Benedetta Capanna began stepping carefully among four long fluffy white ropes hanging from the ceiling. Out of the pockets of her leather jacket poured dozens of plastic buttons of all size and colors and then long necklaces and colored chalk. Capanna is clearly a dreamer and her imaginative use of these props was beguiling…the dance-mime side proved to be an interesting visual essay…
Dance Attitude 1999
Nancy Turano was joined by the fearlessly over-the-top I-fang Huang, a sensational mover, and Benedetta Capanna, as sensational an actress, in Carmen, choreographed by Ms.Turano to the Bizet score. Maurice Bejart met Pina Baush in this emotionally abandoned trio, performed in appropriately tatty evening gowns by Doris Reves.
Jennifer Dunning, The New York Times 1998
Benedetta Capanna danced a frenzied solo in a fierce battle with Turano and I-Fang Huang. The three seemed to be reenacting the vicious knife fight among the cigarette girls that opens Bizet’s opera. Signature movements were upflung arms and deep, wide, working-class pliès….
Capanna took the news fatalistically, her body seeming to say: “I am to die? So be it”. To the thrilling bullfight music, each woman died hard, one after the other…
Mae G.Banner, Day and Night 1998
Parkerson and the young dancers Erica Bowen, Benedetta Capanna, Caron Eule, and Julia Gleich mirror the merizing organ sounds with their liquidity curving torsos. When they lean on and support each other, however, their light, lithe bodies remain weightless, never truly collapsing or allowing gravity its victory.
Lisa Jo Sagolla, Back Stage 1998
…They were joined by Benedetta Capanna, Katherine Nauman and some movable frames on rollers in “Surroundings”. The frames could be joined together to resemble rooms, or they could seem to be windows through which one could gaze upon strangers… the piece was based upon a solid formal structure… That was also true of “Figure” in which Ms.Capanna and Ms. Nauman were shrouded in veils that made them ghostly figures. Their duet turned into an ingenious, if protracted, game of peekaboo as they let their heads rise into view above the fabric and their limbs grow dimly visible or fade away inside it.
Jack Anderson, New York Times 1997
Quante sorprese in quel giardino… Brave le ballerine, specie Benedetta Capanna che ha dato prova di talento e forte presenza scenica.
Maria Politano 1997, America Oggi, 1997
Quanti fiori in quel giardino, messa in scena a Manhattan “Il giardino” di Tartamella, originale opera prima con regia, recitazione e danza tutte italiane… E’ piaciuta molto la danza di Benedetta Capanna, come il suo corpo, attraverso movimenti ben definiti, ha rappresentato la quiete, l’accettazione e poi la frustrazione e il dolore. “Ho apprezzato come Laura abbia riunito diverse energie” ci ha dichiarato la giovane ballerina “Finalmente mi sono trovata in grado di esprimermi, di affermare le mie opinioni, cosa che in Italia non è possibile. Là ho lavorato con registi indipendenti, ma il clima non era mai così piacevole e rilassante come in questo caso. Per la mia parte ho cercato di guardare prima gli attori perché amo lavorare con loro, amo l’azione e spero di continuare questa esperienza teatrale”. Cosa ne pensi del soggetto? ”Ho trovato il testo semplice ma diretto e profondo, così non è stato difficile trovare le emozioni per interpretarlo”.
“Il giardino” è stato un bell’esempio di entusiasmo del nuovo teatro italiano.
Maria Politano, Oggi7, 1997

- Sogno di una notte di mezza estate
Applausi a scena aperta per lo spettacolo del regista napoletano…
Una Danza sensuale che intreccia l’immaginario onirico infantile e la cultura popolare napoletana…
Il sogno sembra così il sogno di Ippolita… un sogno liberatorio nel luogo della libertà per eccellenza, il bosco, dove lei può esorcizzare il timore del grande passo. Ed è infatti la stessa attrice, la statuaria Benedetta Capanna, a impersonare l’amazzone promessa sposa e Titania, la regina delle fate…
Daniela Bruna Adami 1995
Oberon e Titania, padroni del bosco divengono creature splendide, ma deformate da voci strazianti; caldissima, cupa, quella di Oberon, stridula, metallica, da vecchia strega, più che da deliziosa fata, quella di Titania…
Va detto che è molto difficile ridurre in parole le sensazioni che il lavoro crea nello spettatore, perché diremmo che si tratta di uno spettacolo di suggestioni, dove la parola, che pure c’è, perde un po’ la sua forza originale e si smarrisce negli infiniti quadri, dai quali non mancano dei riferimenti metafisici….
Vediamo gli interpreti: bellissimo l’Oberon di Dimitri Courteau, come affascinante è Benedetta Capanna (Ippolita-Titania).
Laura Mansini, Alto Adige 1995
Questa la bellezza del progetto: una resa mirabile, raffinata e sempre equilibrata di uno spettacolo che è “totale”.
Un plauso speciale in particolare agli ottimi Massimo Camilloni e Benedetta Capanna, suggestivi Oberon e Titania, costretti ad arte ad un effetto di harmonizer che li rende squisitamente distanti dagli uomini.
Barbara Gizzi, Paese Sera 1994
Tato Russo, poeta-regista-attore, nelle vesti di Zeppola, e Benedetta Capanna, che interpreta Titania, la donna che si innamora di lui, sono gli applauditissimi protagonisti della commedia di William Shakespeare “Sogno di una notte di mezza estate”, mesa in scena al teatro nazionale di Milano.
Uno spettacolo da vedere e da applaudire, anche quando può apparire sconcertante. Tutti bravi gli interpreti… Tato Russo ha riservato a sé la parte di Zeppola, l’uomo asino di cui si innamora Titania, alla quale presta la propria figura la coinvolgente Benedetta Capanna.
Giuseppe Greco, Gente 1994





